Volkswagen, “ristrutturazione” è un eufemismo: i sindacati parlano di 140.000 licenziamenti

Volkswagen verso 140.000 esuberi: Blume a un passo dalla ristrutturazione più grande della storia del gruppo. IG Metall insorge, Wolfsburg protesta.
Volkswagen

Si è parlto tanto dei (presunti) 100mila posti di lavoro persi. Adesso, persino 140mila, dando seguito ai dubbi dei sindacati. Volkswagen sta praticamente smontando sé stessa pezzo per pezzo, e i numeri che circolano dentro Wolfsburg fanno paura anche a chi li ha diffusi.

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Oliver Blume ha convocato il personale della sede centrale per illustrare i piani di riduzione dei costi. Nei giorni successivi, l’alta dirigenza replica la scena in tutta la Germania, stabilimento per stabilimento. Sembra una notifica itinerante di demolizione.

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I sindacati lo sanno, IG Metall ha già alzato le barricate, minacciando scioperi e opponendosi frontalmente ai licenziamenti di massa. Daniela Cavallo, presidente del consiglio di fabbrica, afferma che la fiducia in Blume “è stata intaccata”, ma “può ancora essere recuperata”.

Volkswagen, ig metall

Martedì più di diecimila dipendenti si sono radunati a Wolfsburg per far sentire che ci sono, che esistono, che non intendono sparire in silenzio dentro una voce di bilancio. Volkswagen, alla fine del 2024, contava oltre 662.000 dipendenti nel mondo, di cui 284.000 solo in Germania.

Il problema non è solo la grandezza del taglio, ma la sua logica. Quattro stabilimenti tedeschi sarebbero considerati semplicemente superflui, vittime di una sovraccapacità produttiva che nessuno ha voluto affrontare quando i tempi erano buoni. Ora che le vendite calano, i dazi americani mordono e la Cina produce auto elettriche a prezzi che l’Europa non riesce nemmeno a immaginare, il conto è arrivato tutto insieme.

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Blume ha usato un termine preciso, «megacrisi». Megacrisi dell’intera industria automobilistica globale, un’affermazione che, detto dall’amministratore delegato del gruppo più grande d’Europa per numero di dipendenti, sembra come un terrificante preavviso.

Il piano di ristrutturazione che si sta delineando è, nelle parole dello stesso Blume, “il più grande di sempre” per il gruppo, un piano che comprende anche Audi, Porsche, Seat, Cupra e Skoda.

Volkswagen

Non è ancora chiaro quanti dei 100.000 o 140.000 torneranno a lavorare in forme diverse, e quanti invece usciranno definitivamente dalla fotografia. Blume dice che la crisi va oltre Volkswagen. Il guaio è che a Wolfsburg, in questo momento, quella distinzione conta poco.