Volkswagen, Stellantis e Renault vogliono restare “Made in Europe” con importanti eccezioni

Volkswagen, Stellantis e Renault chiedono all’UE di considerare “europei” i modelli prodotti in Marocco e Turchia.
stellantis, kenitra

Volkswagen, Stellantis e Renault hanno presentato una proposta congiunta a Bruxelles il 12 giugno, e il tempismo non è casuale. L’Unione Europea sta elaborando una legge, l’Industrial Accelerator Act (IAA), e i tre grandi dell’automotive europeo vogliono assicurarsi che i modelli prodotti in Marocco o in Turchia continuino a essere considerati “Made in Europe” ai fini dei futuri incentivi. In ballo non ci sono solo etichette, ma miliardi di euro.

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Industrial Accelerator Act, made in europe

Il punto di partenza è scomodo da ammettere, ma i numeri non mentono. La Dacia Sandero, l’auto più venduta in Europa nel 2024, viene assemblata a Tangeri, in Marocco. Parte della Peugeot 208 condivide la stessa sorte. In Turchia producono Hyundai, Toyota, Ford e Fiat da quasi trent’anni.

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Nel 2025, Renault e Stellantis hanno assemblato in Marocco oltre 500.000 veicoli, con Stellantis che punta a quasi un milione di unità annue a Kenitra, più dell’intera produzione francese. Dall’altra parte dello stretto, la Turchia ha esportato nell’UE quasi 750.000 veicoli l’anno scorso. Parlare di industria automobilistica “puramente europea” è, a questo punto, un esercizio di fantasia.

stellantis, kenitra

La proposta dei tre costruttori si basa su una soglia doppia: se il 70% della flotta di un produttore raggiunge il 70% di contenuto europeo, l’intera gamma viene bollata come europea. In pratica, fino al 30% della produzione può tranquillamente venire da Marocco, Turchia, Regno Unito o persino Corea del Sud e Giappone. Una flessibilità notevole, che cambia poco rispetto allo status quo. Dunque, cosa significa ancora “Made in Europe” se lo si applica a un’auto assemblata a migliaia di chilometri dal Vecchio Continente?

L’argomento ufficiale è quello dell’occupazione e della competitività contro la Cina. Produrre fuori dall’UE consente di tenere i prezzi accessibili, e quindi di reggere l’urto dei costruttori cinesi. Un ragionamento che convive con un dettaglio che nessuno ama sottolineare: la stragrande maggioranza di questi stabilimenti nordafricani e turchi produce ancora principalmente motori a combustione interna, proprio mentre si avvicinano le scadenze CAFE per il periodo 2025-2027.