Zipse lascia BMW e attacca Bruxelles: “L’industria europea non si guida con divieti e dazi”

L’addio di Zipse a BMW è un atto d’accusa contro Bruxelles
Oliver Zipse - BMW

Oliver Zipse si prepara a lasciare la guida di BMW, ma il suo intervento finale davanti agli azionisti ha avuto il tono di un vero messaggio politico-industriale. Più che un semplice bilancio di fine mandato, il CEO uscente ha scelto di mettere al centro le grandi scelte europee sull’automotive, dai dazi sulle elettriche cinesi al bando delle motorizzazioni termiche dal 2035.

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Zipse ha messo in guardia dal rischio di costruire la transizione solo sui divieti

Zipse lascia un gruppo solido. BMW, secondo quanto emerso, è l’unico grande marchio europeo in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni medie, scese sotto i 90 g/km nel 2025, con un margine di 2,9 grammi rispetto ai target fissati dall’Unione Europea. Proprio per questo, il suo intervento assume un peso particolare: non arriva da un manager in difficoltà, ma da chi rivendica risultati concreti.

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Il punto più duro riguarda i dazi sulle auto elettriche cinesi. Secondo Zipse, le tariffe non colpiscono solo i costruttori asiatici, ma anche i gruppi europei che producono in Cina. Per BMW, la strategia “In China, for China, with China” ha rappresentato per anni un pilastro globale, ma oggi rischia di trasformarsi in una vulnerabilità. “Il consumatore finisce per pagare il prezzo di queste scelte”, è il senso del messaggio.

Resta però il nodo del mercato cinese, dove BMW registra vendite in calo da due anni, sotto la pressione dei brand locali, sempre più competitivi per tecnologia e prezzo. Un elemento che rende il quadro più complesso, senza però indebolire del tutto la critica ai dazi.

Altro tema centrale è la neutralità tecnologica. Zipse ha messo in guardia dal rischio di costruire la transizione solo sui divieti, perché l’incertezza regolatoria rallenta gli investimenti della filiera. Componentistica, fornitori e occupazione hanno bisogno di orizzonti chiari.

Oliver Zipse
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Il suo addio somiglia quindi a un atto d’accusa contro Bruxelles, ma anche a un avvertimento per il futuro di BMW. Dopo Zipse, Monaco dovrà decidere quanto restare fedele a questa linea: elettrificazione sì, ma senza rinunciare alla flessibilità industriale.