I dati Acea di maggio consegnano a Stellantis un’Europa in chiaroscuro, e per Alfa Romeo il chiaroscuro è soprattutto scuro. Il Gruppo ha chiuso il mese con 146.381 immatricolazioni nel Vecchio Continente, un calo del 2,6 per cento che in sé direbbe poco, se non fosse che al suo interno i numeri raccontano storie molto diverse a seconda del marchio.
Fiat, intanto, si porta a casa un +22,9 per cento e conferma il proprio ruolo di locomotiva nei volumi del gruppo. Il Biscione, invece, va esattamente nella direzione opposta con un -28,2 per cento a maggio, 3.396 vetture immatricolate. Dati che non possono restare ignorati, anche se fossero un episodio isolato. Alfa Romeo vive da tempo una fase che il mercato europeo fotografa con una certa impietosità, mese dopo mese.

Nei primi cinque mesi del 2026 Stellantis riesce a chiudere in positivo, con un +5,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Alfa Romeo resta fuori da questa scia. Le vetture prodotte a Cassino fermano il contatore poco oltre le 20.000 unità, contro le circa 26.500 del gennaio-maggio 2025: un -22,6 per cento che non lascia molto spazio all’interpretazione.
Se si allarga lo sguardo all’area Efta e al Regno Unito, il quadro non cambia: -23,9 per cento a maggio, -21 per cento nel cumulato dei primi cinque mesi. È un arretramento netto, che racconta di una gamma oggi troppo fragile per tenere il passo di una concorrenza che, nel segmento premium, non concede sconti.

Inevitabilmente, il discorso torna a Cassino. Lo stabilimento laziale è ancora legato a doppio filo al destino commerciale del marchio, e ogni contrazione delle immatricolazioni diventa un segnale che va oltre la statistica e che si riverbera su produzione, occupazione, indotto.
Per Alfa Romeo la sfida non si risolve semplicemente invertendo un trend numerico. Si tratta di ricostruire una prospettiva industriale credibile, in un gruppo che, per ora, si porta avanti con altri marchi.
