Ingolstadt si prepara a un 2026 frenetico, tra RS 5 che fanno sognare gli appassionati, Q7 di nuova generazione e il debutto del mastodontico Q9. Ma la vera scommessa rischiosa con memoria corta, arriva dal fondo della gamma. Lo sappiamo, Audi resuscita la A2, un nome che l’ultima volta è stato associato a uno dei flop commerciali più eleganti della storia automobilistica.
La A1 e la Q2 andranno in pensione entro fine anno, sacrificate sull’altare dell’elettrificazione e della razionalizzazione. Al loro posto, ecco ricomparire la A2, stavolta in versione E-Tron. L’originale, vent’anni fa, era troppo costosa, troppo eccentrica, troppo tutto. Ingolstadt spera che questa volta vada diversamente. Costa di più della Volkswagen ID.3, si posiziona sotto la Q4 E-Tron e punta a conquistare quegli orfani (primi illusi dell’elettrificazione a portata di compatta tedesca) della BMW i3. Un piano ambizioso.

I rendering basati sui prototipi camuffati mostrano una berlina elettrica compatta con fari anteriori sdoppiati e maniglie delle porte quasi invisibili, sostituite da alette integrate nella linea di cintura, come già visto sulla Ford Mustang Mach-E. Niente design polarizzante stavolta. La A2 è stata concepita sotto la supervisione di Marc Lichte, prima che Massimo Frascella diventasse Responsabile del Design nel 2024. Difficile sapere se Frascella abbia lasciato il segno qui.
Tecnicamente, la A2 E-Tron condividerà la piattaforma con la ID.3, che tra l’altro potrebbe essere aggiornata a breve. Il posizionamento premium impone però un sovrapprezzo. Se Volkswagen chiede 33.330 euro per la versione base in Germania, Audi ne chiederà almeno 35.000. Perché non si può pagare meno se hai quattro anelli sul cofano. Non c’è neanche da domandarsi perché.

La domanda però è quella lì: quanti sono disposti a scommettere su un nome che vent’anni fa è affondato miseramente? Audi ci prova, con l’entusiasmo di chi rilancia un prodotto che non viene ricordato con troppo orgoglio. Il mercato dirà tutto.
