Audi in USA, l’idea scatena tensioni sociali: incubo verde in Germania

C’è un piano Audi per una fabbrica negli Stati Uniti, così da stare alla larga dai dazi e i costi dell’energia stellari: in Germania i lavoratori dicono no.
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Per non pagare i dazi sull’export di auto dalla Germania in USA, e per stare alla larga dai costi dell’energia stellari in Europa, Audi pensa a una fabbrica direttamente in territorio yankee, dice Autonews. I lavoratori, nella nazione teutonica, sono su tutte le furie. E  detestano il Green Deal UE auto elettrica, temendo un’ondata di tagli.

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Tutto ha origine dall’UE che ha fissato obiettivi molto stringenti: -55% di emissioni CO2 del venduto entro il 2030 con stop alla vendita di auto nuove a benzina e diesel dal 2035. La Casa del Gruppo VW è uno dei marchi più esposti a questa transizione: premium (margini alti ma volumi bassi), con catena produttiva costosa e rigida, prezzi dell’energia stellari per il mancato import di gas russo (di cui i tedeschi hanno una grande nostalgia). Morale: Q8 e-tron, Q4 e-tron hanno un listino elevato e vendono meno del previsto, pure per la concorrenza cinese.

I vantaggi della terrà della libertà dell’auto

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Gli Stati Uniti, con l’Inflation Reduction Act (IRA), i forti incentivi se produci localmente, i sussidi diretti, l’elettricità più economica, un’inferiore pressione regolatoria, e l’assenza di dazi producendo in loco, sono la patria auto perfetta. D’altronde, se Stellantis investe 13 miliardi e se Toyota farà macchine negli States, un motivo ci sarà. Ma la transizione verde si paga con posti di lavoro tedeschi, questo il pensiero dei lavoratori Audi.

In parallelo, Berlino trema: la disoccupazione automotive e il caro energia per l’industria auto e per le famiglie vanno a braccetto con l’impetuosa ascesa delle destre. Infatti, il centrosinistra – in tema di auto – rubacchia le idee degli altri: no al ban termico, sul no al nucleare ci si è sbagliati (si avrebbe energia a prezzi inferiori), pressione sull’UE per eliminare il tutto elettrico.

Sindacati inviperiti

L’elemento centrale del dissenso riguarda le garanzie lavorative nelle sedi storiche tedesche. Secondo il presidente del consiglio di fabbrica di Audi e vicepresidente del consiglio di sorveglianza, Jörg Schlagbauer, una nuova fabbrica negli USA sarebbe accettabile solo se Audi fornisse garanzie a lungo termine sulla continuità dei posti di lavoro e delle attività produttive in Germania. La società ha già annunciato piani per tagliare circa 7.500 posti di lavoro in Germania entro il 2029 come parte di un programma di efficienza e ristrutturazione, soprattutto nei settori amministrativi e di sviluppo.

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Il malcontento non è isolato. In Germania molte grandi aziende automobilistiche stanno affrontando tagli occupazionali e piani di ristrutturazione, e le tensioni con i sindacati sono piuttosto diffuse. A esempio, operai di Volkswagen hanno organizzato scioperi e azioni di protesta contro piani di riduzione del lavoro, mentre l’industria auto europea più in generale deve fronteggiare costi energetici elevati, concorrenza cinese e un rallentamento della domanda di BEV rispetto alle proiezioni.

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Le alternative: produzione con tramite Scout Motors

Un’alternativa frequente discussa negli ambienti industriali è produrre negli USA attraverso collaborazioni o partnership, ad esempio tramite la società Scout Motors, un brand e impianto che Volkswagen sta costruendo in South Carolina. Un modo per aggirare i costi di costruzione di una fabbrica totalmente nuova: Audi potrebbe sfruttare linee produttive già in costruzione per produrre modelli destinati al mercato americano.