Audi ha deciso di alzare il volume, ed anche con una certa sfacciataggine, a vedere il panorama dominato da elettroni tutto intorno. Non chiamatelo semplice anniversario: la Audi RS 3 Competition Limited è forse un esorcismo collettivo.

Cinquant’anni fa, quando la seconda generazione della Audi 100 osò presentarsi con un frazionamento (da cinque cilindri) che pareva un errore di progettazione, non un motore quattro cilindri, né la nobiltà del sei, nessuno avrebbe scommesso un marco su quel battito irregolare. Eppure, quell’architettura è diventata il dogma di una religione nata nel fango dei rally degli anni Ottanta.
Oggi, quella che potrebbe essere l’ultima declinazione di un’architettura motoristica irripetibile si presenta con 750 esemplari con un bel bagaglio di nostalgia e benzina ad alto numero di ottani. I numeri? 394 cavalli, 569 Nm di coppia e uno scatto da 0 a 100 km/h in 3,5 secondi che ti incolla al sedile. La magia risiede in quell’urlo che penetra nell’abitacolo grazie a una paratia meno isolata e a uno scarico RS con valvole che si aprono con un anticipo quasi rabbioso.

La dinamica non accetta compromessi. Per la prima volta su una RS 3 arrivano sospensioni coilover regolabili a tre vie, roba per chi in pista vuole sporcarsi le mani con gli attrezzi inclusi nel kit, non per chi delega il divertimento a un software.
Esteticamente, poi, è la negazione della discrezione. Il verde Malachite che omaggia la Sport quattro del 1983 e i cerchi in Neodymium Gold sono un pugno nell’occhio ai puristi del minimalismo.

È un concerto su quattro ruote che costa quanto un piccolo appartamento. Si parte da 108.365 euro per la Sportback, superando i 110.000 per la berlina. È il prezzo del commiato. È proprio così che Audi starebbe firmando il testamento più onesto e rumoroso possibile di una scelta meccanica a dir poco leggendaria.
