La Audi A1 e la Audi Q2 sono ufficialmente fuori produzione. Nessun lutto nazionale. Solo il silenzio imbarazzato di chi sapeva da tempo che questi due modelli fossero destinati all’oblio, schiacciati tra un posizionamento confuso e una concorrenza spietata. L’ex capo di Audi aveva pronunciato la condanna a morte, il successore ha semplicemente tirato il grilletto. Del resto, eliminare due pesi morti dalla gamma può dare un po’ di respiro alle finanze traballanti del marchio.
La A1, arrivata nel 2010 e prodotta a Martorell accanto alla SEAT Ibiza, doveva essere la risposta tedesca al segmento B premium. Una mossa coraggiosa, si disse. Peccato che la MINI fosse lì ad aspettarla, pronta a tutto. Il miglior anno di vendite nell’Europa meridionale è stato proprio il 2011, al lancio. In quindici anni, per citarne una, nei Paesi Bassi (dove però ci sono più biciclette che persone), appena 28.000 esemplari piazzati. Numeri che raccontano una storia di ambizioni soffocate e un brand premium che non è mai riuscito a convincere chi cerca piccole auto di lusso.

La Q2, lanciata nel 2016 sulla base della Volkswagen T-Roc, aveva qualche carta in più. Trazione integrale quattro, una versione SQ2 da 300 CV per gli spericolati e una gamma motori rispettabile. Eppure, anche qui, il design un po’ anonimo e l’incapacità di Audi di perfezionare il prodotto hanno fatto il resto. Il 2017 è stato l’anno d’oro, ma poi è arrivato il declino inesorabile fino alla chiusura dopo nove anni di onorata ma non brillante carriera.

Intanto, Audi ha detto addio a una dozzina di modelli negli ultimi anni: A8, A5 Coupé e Cabriolet, A4, A7 Sportback, i leggendari TT, i Q8 e-tron abbandonati alla chiusura dello stabilimento di Bruxelles. Una purga dolorosa ma necessaria. Adesso l’A3 torna a essere il modello base, in attesa dell’Audi Q2 e-tron, che dovrà vedersela con la MINI Aceman. Magari questa volta funzionerà.
