Auto a benzina: asse Germania-Italia contro la Francia

Mentre Parigi spinge per il tutto elettrico nel 2035, Berlino ha fatto retromarcia verso il termico, spalleggiata da Roma.
Auto a benzina asse Germania-Italia contro la Francia Auto a benzina asse Germania-Italia contro la Francia

Rivoluzione del risiko automotive nell’Unione Europea: l’amore fra Germania e Francia è finito. Nel 2019, a braccetto, hanno spinto per l’auto elettrica col ban termico 2035, trascinando l’UE in un’avventura drammatica senza futuro. Con un grande passato vincente fatto di vetture a benzina. Spaventata dalla disoccupazione auto diretta e dell’indotto, Berlino ha fatto un’inversione a U rimangiandosi tutto e maledicendo i gessetti colorati dei green: in accordo con l’Italia, adesso vuole l’abolizione del tutto elettrico.

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Primo passo: 10%

Dietro la pressione tedesca, la Commissione UE ha proposto che il taglio delle emissioni non sia del 100% ma del 90%. Un primo timido passo verso l’eliminazione totale di norme assurde che fanno scappare i grandi capitali: vedasi Stellantis che investe negli USA 13 miliardi di dollari, lì dove c’è la libertà di scelta in base a criteri democratici. In questo scenario, l’Italia ha giocato un ruolo di catalizzatore. Roma non ha mai nascosto la sua contrarietà a un approccio elettrico-centrico che penalizza la filiera italiana, eccellenza mondiale nella componentistica per motori termici. Quel 10% è il primo passo, con un target molto più alto.

Il nucleare francese alla base dell’elettrico

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Parigi, dal canto suo, non molla. La Francia ha un mix energetico fortemente sbilanciato sul nucleare, il che rende l’auto elettrica molto più coerente con la sua struttura nazionale. Tuttavia, la rigidità francese appare sempre più isolata.

L’asse Germania-Italia non sta chiedendo di inquinare, ma di competere. Il motore a benzina moderno è un capolavoro di ingegneria che ha ancora molto da dare in termini di efficienza. Sono propulsori sempre più efficienti e puliti.

Europa dell’auto a pezzi: Germania e Italia favorevoli al Mercosur, Francia contraria

Al centro della contesa c’è poi l’accordo di libero scambio con il Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay), un trattato che mira a creare la più grande area di libero scambio al mondo. Da una parte, il pragmatismo industriale guidato da Germania e, più recentemente, dall’Italia. all’altra, la strenua resistenza della Francia, che vede nell’accordo una minaccia esistenziale al proprio modello sociale e agricolo. Per Berlino, l’accordo Mercosur è una necessità vitale.

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Auto tedesca da vendere in Sudamerica

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Con un’economia interna stagnante e un settore automobilistico in crisi di identità, la Germania vede nel Sud America uno sbocco fondamentale per i suoi macchinari, la chimica e, soprattutto, i veicoli a motore. Attualmente, le auto europee che entrano nel Mercosur affrontano dazi fino al 35%. L’accordo eliminerebbe queste barriere, garantendo alle aziende tedesche un vantaggio competitivo enorme rispetto ai rivali cinesi e americani. Il Sud America è ricchissimo di minerali critici (litio, terre rare) necessari per la transizione ecologica.

L’Italia ha vissuto un’evoluzione complessa. Inizialmente schierata sul fronte del “No” per proteggere il settore zootecnico, Roma ha cambiato rotta tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Il governo Meloni, dopo intense trattative con la Commissione Europea e il presidente brasiliano Lula, ha deciso di appoggiare il trattato, ottenendo garanzie specifiche. La Francia di Macron appare sempre più isolata a Bruxelles, ma sostenuta internamente da una mobilitazione popolare senza precedenti. Cedere sul Mercosur significherebbe consegnare il consenso rurale alle opposizioni più radicali.