Scegliere un’auto (difficile da comprendere per alcuni) è un atto culturale prima ancora che economico. E la cultura cambia con le generazioni. Lo ha sempre fatto: i ventenni di ogni epoca hanno inseguito la sportiva, i quarantenni si sono “arresi” alla station wagon. Oggi quella stessa dinamica generazionale sta ridisegnando la mappa della diffidenza verso i marchi cinesi.
Lo studio di Cox Automotive fotografa la frattura con precisione chirurgica. Tra la Gen Z americana (con una statistica praticamente continentale), il 69% si dice disposto a considerare l’acquisto di un’auto cinese. Tra le generazioni precedenti quella percentuale crolla.

Non è una questione di reddito, né di geografia, si intuisce nello studio (potremmo trovare le stesse opinioni anche in Europa). È una questione di anno di nascita. Chi è cresciuto senza la Guerra Fredda come orizzonte culturale non porta con sé la stessa diffidenza verso l’Oriente. Per un ventenne americano, le auto cinesi sono prima di tutto veicoli. Non un nemico.
Del resto, “cinese” applicato a un prodotto tecnologico non è più un aggettivo che suona come un avvertimento. L’evoluzione qualitativa dei prodotti provenienti dalla Cina, auto comprese, ha eroso quel pregiudizio nel tempo. Non del tutto, non ovunque. Ma il processo è in corso.
In Europa il quadro è più articolato. BYD, per citare un colosso di successo crescente, nel 2024 ha venduto poco più di 50.000 veicoli nel Vecchio Continente, un risultato poi praticamente triplicato nel 2025. Non sono numeri stratosferici, specie perché si tratta di una gamma costruita quasi interamente sull’elettrico puro in un mercato che nella transizione energetica avanza a singhiozzo. La risposta è stata infatti costruita su ibridi plug-in, una rete commerciale più capillare, e lo stabilimento di Szeged, in Ungheria, con avvio la produzione di massa per aggirare i dazi sulle importazioni dalla Cina.

Lo stesso studio Cox restituisce un altro dato che vale la pena tenere a mente. Quasi la metà dei consumatori riconosce ai brand cinesi una competitività sul prezzo. Ma durabilità, sicurezza e affidabilità restano i nodi irrisolti nella percezione. Esattamente le variabili su cui la Gen Z è più disposta a sospendere il giudizio, probabilmente perché non ha ancora avuto tempo di costruire aspettative sui marchi tradizionali.
Una leva funziona trasversalmente: la fiducia per associazione. Quando un brand cinese viene presentato in partnership con un marchio consolidato, la disponibilità all’acquisto sale fino al 76%. BYD lo sa. E si sta muovendo di conseguenza: nuovi manager, più concessionarie, modelli pensati per le abitudini europee.
