L’industria auto europea ha un problema con le istituzioni comunitarie, e non è la solita schermaglia diplomatica. Si tratta ormai di un grido di disperazione che sa di resa dei conti. L’ACEA ha smesso di sussurrare e ha iniziato a battere i pugni su quei tavoli dove si decidono i destini di milioni di lavoratori. Ribadisce da tempo ormai, per la verità, la sua perplessità sull’operato della Commissione. Gli obiettivi UE di riduzione delle emissioni CO2 al 2035, così come sono stati partoriti, semplicemente non stanno in piedi. Né economicamente, né industrialmente, né socialmente.
Ola Källenius, presidente dell’associazione e numero uno di Mercedes, lo ha detto senza troppi giri di parole. L’UE sta scommettendo la propria reputazione di polo d’investimento su un dogma ideologico. Non è una minaccia velata, è una previsione basata sulla fredda logica dei numeri.

Il nodo centrale è che per rispettare i target europei sui veicoli elettrici a batteria entro il 2030, le immatricolazioni di veicoli a batteria dovrebbero triplicare in appena quattro anni. Quattro anni. In un mercato reale che invece rallenta, frenato da un’infrastruttura di ricarica che resta un miraggio per molti e da listini elettrici che i consumatori guardano ancora con molta diffidenza.
I costruttori chiedono aria all’UE: estendere il calcolo della media delle emissioni da tre a cinque anni e avere flessibilità vere, non solo sui modelli compatti. E se guardiamo ai veicoli commerciali leggeri, la situazione passa da critica a tragica. I furgoni elettrici oggi valgono un misero 10% del mercato, mentre le vendite totali colano a picco. Chiedere il 35% di elettrico entro il 2030 è già una sfida titanica, ma almeno avrebbe il sapore della realtà, a differenza dell’attuale cecità normativa.
Sulla neutralità carbonica totale al 2035, l’ACEA è netta: “Non è fattibile”. Anche con i miracolosi carburanti rinnovabili o l’acciaio green, la soglia va abbassata al 90%. Il resto è utopia che distrugge il valore.

Nel frattempo, Bruxelles risponde con l’Industrial Accelerator Act, l’ennesimo strato di burocrazia che, invece di aiutarci a correre, metterebbe altri i pesi alle caviglie. Continuare a imporre obblighi coercitivi senza creare un mercato è come pretendere di far correre un’auto senza carburante. Semplificare con una mano per poi complicare con l’altra è una schizofrenia che l’automotive europeo non può più permettersi.
