Bentornati ingegneri: Stellantis ammette il disastro e spende miliardi per rimediare

Il fallimento della strategia “tagliatutto” di Tavares costringe Stellantis a una retromarcia epocale: Filosa avvia un piano di assunzioni.
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C’era una volta il dogma della redditività estrema, quel culto del risparmio ossessivo firmato Carlos Tavares che sembrava aver trasformato Stellantis in una macchina da soldi perfetta. Peccato che, nel processo di “pulizia” dei bilanci, qualcuno si sia dimenticato di un dettaglio trascurabile. Gli ingegneri.

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Le automobili, per funzionare e soprattutto per essere vendute, richiedono persone che le sappiano progettare e costruire senza che si sbriciolino dopo pochi chilometri. Il risveglio dal sogno dell’efficienza a ogni costo ha il sapore amaro di un’ammissione di colpa collettiva. Il passaggio di testimone ad Antonio Filosa segna ufficialmente la fine dell’era della castrazione industriale e l’inizio di una costosissima ricostruzione.

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Il fantasma del caso PureTech, con la sua scia di motori fragili e clienti infuriati, ha lasciato una cicatrice difficile da cancellare. A questo si sono aggiunti i lanci disastrosi di modelli chiave, come la Citroën C3, rimasta ostaggio di bug software.

È la prova provata che ridurre il personale del gruppo di 50.000 unità non è stata un’operazione di ottimizzazione, ma un atto di autolesionismo. Oggi, la nuova dirigenza si trova a dover gestire perdite finanziarie pesanti per porre rimedio ai danni di chi pensava di poter fare a meno delle competenze umane.

Il management di Stellantis ha già richiamato in servizio oltre 10.000 dipendenti, riportando la forza lavoro globale a quota 259.000. Quasi un “abbiamo scherzato” tra i corridoi di Detroit e Parigi. Proprio negli Stati Uniti, mercato che la gestione precedente aveva trattato con sufficienza lasciando invecchiare i prodotti fino all’obsolescenza, Filosa ha messo sul piatto 13 miliardi di dollari. L’obiettivo, infatti, è stato assumere 2.000 ingegneri e 5.000 operai per tentare di restituire un briciolo di dignità tecnologica a marchi che boccheggiavano.

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I profitti record di Stellantis del 2023 si sono rivelati per quello che erano, ovvero un banchetto preparato mangiandosi le sementi del futuro. Ora che il granaio dell’innovazione è vuoto e l’immagine del costruttore è ai minimi storici, non resta che ricominciare da capo, sperando che i nuovi talenti riescano a riparare non solo i motori, ma anche la credibilità di un colosso che aveva scambiato la cura dimagrante all’osso per forma fisica. La qualità, a quanto pare, ha un prezzo che Stellantis sta finalmente capendo di dover pagare.