Stellantis, quattro anni per rilanciarsi: il piano Filosa non ammette errori

Stellantis punta al rilancio con il piano Filosa tra 60 nuovi modelli, software, piattaforme e alleanze cinesi entro il 2030.
antonio filosa stellantis

Stellantis ha delineato con il piano faSTLAne 2030 una strategia industriale fondata sul lancio di oltre 60 nuovi modelli entro la fine del decennio, accompagnata da un profondo rinnovamento delle piattaforme, del software e delle alleanze internazionali. Il gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA intende così rispondere alla pressione crescente dei costruttori cinesi, sempre più competitivi su elettrificazione, tecnologia e posizionamento di prezzo.

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FaSTLAne 2030, stellantis

Sul versante tecnologico, l’architettura STLA Brain dovrebbe dimezzare il numero delle centraline e moltiplicare fino a sei volte la potenza di calcolo disponibile a bordo, grazie anche alla collaborazione con Qualcomm e Applied Intuition. Il sistema è pensato per gestire aggiornamenti over the air, diagnostica remota e un’interazione più evoluta tra conducente e veicolo. Accanto a questa piattaforma digitale arriveranno STLA AutoDrive, dedicato alla guida assistita avanzata, e lo SmartCockpit, una plancia fortemente digitalizzata destinata in particolare ai modelli di gamma alta.

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Le nuove basi meccaniche rappresentano un altro pilastro della strategia. La piattaforma STLA One, attesa al debutto nel 2027 con la nuova Peugeot 208, potrebbe successivamente estendersi a modelli Opel, Jeep e Alfa Romeo, offrendo un’architettura modulare adatta a diverse tipologie di carrozzeria e motorizzazione. Per il segmento delle elettriche accessibili, la piattaforma E-Car dovrebbe invece dare vita a vetture come la futura Citroën 2CV e la nuova Fiat Pandina, con prezzi d’attacco inferiori ai 15.000 euro e un arrivo previsto intorno al 2028.

Dongfeng showroom

Le joint venture con i costruttori cinesi Leapmotor e Dongfeng assumono un ruolo sempre più rilevante nel piano. L’accordo con Dongfeng prevede la distribuzione e la produzione di alcuni modelli nello stabilimento di Rennes, con l’obiettivo di aggirare i dazi sulle importazioni dalla Cina. La collaborazione con Leapmotor, già operativa attraverso la joint venture Leapmotor International, potrebbe evolvere ulteriormente con l’assemblaggio della B10 negli stabilimenti spagnoli di Madrid e Saragozza e la possibilità che Opel sviluppi un proprio modello su piattaforma del marchio cinese.

L’ambizione dal gruppo è molto alta, ma il margine temporale a disposizione resta contenuto, considerando che il piano copre un arco di appena quattro anni e richiede di portare a regime simultaneamente nuove piattaforme, partnership industriali e un’offensiva di prodotto senza precedenti nella storia recente del gruppo.