Sono passati quasi cento giorni dall’arrivo di Antonio Filosa al vertice di Stellantis, e il nuovo CEO è già immerso in un contesto tutt’altro che semplice. Il gruppo ha chiuso i primi sei mesi dell’anno con una perdita netta di 2,3 miliardi di euro, un flusso di cassa negativo dello stesso valore e un margine operativo ridotto allo 0,7%, ben lontano dal 10% dell’anno precedente. Di fronte a una performance storicamente debole, Filosa ha iniziato a definire un piano di rilancio che comporta scelte difficili e, in alcuni casi, dolorose.
Stellantis: Filosa lavora al nuovo piano per salvare il gruppo

Il nuovo corso passa per una revisione profonda delle priorità. Alcuni progetti sono già stati accantonati, come quello sui veicoli commerciali a idrogeno e lo sviluppo della guida autonoma di livello 3, giudicati non essenziali in questa fase. Anche l’obiettivo dell’elettrificazione completa entro il 2030, promosso dal piano Dare Forward, viene posticipato, seguendo l’esempio di altri costruttori che stanno rallentando il passo a causa della domanda di auto elettriche ancora incerta. Un obiettivo su cui il gruppo aveva puntato con forza durante l’era Tavares, ma ancora troppo “rischioso”.
Al centro del ripensamento c’è anche la struttura del gruppo, con i 14 marchi sotto analisi. Maserati, in particolare, è in difficoltà, con vendite in calo e performance che non rispecchiano le ambizioni.
Filosa ha riconosciuto che la prima metà dell’anno è stata “incredibilmente difficile e lontana da dove dovremmo essere”. Secondo il CEO, il recupero passerà attraverso il lancio di nuovi modelli, una migliore esecuzione e la capacità di prendere tutte le decisioni necessarie, anche quelle più complesse.

Sul fronte nordamericano, Stellantis cerca di ricucire il rapporto con i clienti, compromesso soprattutto durante la gestione dell’ex CEO, accusato di una strategia troppo aggressiva sui prezzi e di tagli eccessivi al personale negli impianti statunitensi. Ram rilancia il 1500 con una nuova versione entry-level e riporta in gamma il V8 Hemi, mentre Jeep lavora al ritorno della Cherokee.
In Europa la sfida è più delicata, dopo i problemi legati ai motori PureTech, ai diesel DV5 e agli airbag Takata. Il gruppo vuole tornare a presidiare segmenti abbandonati, migliorare la qualità produttiva e rafforzare il canale flotte. Il percorso sarà lungo ma Stellantis, con il supporto della rete commerciale, vuole dimostrare di poter davvero cambiare passo.