Bologna “Città 30”, il Tar tira il freno a mano: misura illegittima

Bologna resta sospesa tra la voglia di sicurezza e la necessità di non trasformare ogni commissione in un viaggio alla velocità di una lumaca.
Bologna Città 30 Bologna Città 30

Il Tar dell’Emilia-Romagna ha ufficialmente messo un punto sulla controversa iniziativa Bologna Città 30, accogliendo il ricorso presentato dai tassisti locali e annullando, di fatto, il Piano particolareggiato del traffico urbano (il Pptu) e le relative ordinanze comunali. A questo punto potremmo dire che andare più piano di un maratoneta, presto, non sarà più norma ordinaria, dato che i giudici amministrativi hanno deciso di riportare tutto alla realtà del Codice della strada.

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Secondo la sentenza, il Comune ha peccato di eccessiva generalizzazione. A quanto si apprende, imporre il limite di velocità ridotto sul 70% delle strade cittadine è considerata una manovra priva di motivazioni specifiche e di un’indagine dettagliata tratto per tratto. Insomma, non si può trasformare l’eccezione in regola solo per fini “ideologici” o propagandistici, seppur, chiaramente, in buona fede.

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La giustizia amministrativa ha ravvisato in quel di Bologna una vera e propria forzatura nel tentativo di ribaltare la gerarchia delle norme nazionali, eliminando i canonici 50 km/h senza giustificare adeguatamente ogni singola variazione della segnaletica.

Fratelli d’Italia, prevedibilmente, ha subito brindato alla fine di un’impostazione che condizionava pesantemente residenti e attività produttive. Anche il Ministro Matteo Salvini ha espresso soddisfazione, parlando di un “ritorno al buonsenso” contro provvedimenti che, a suo dire, ostacolavano la libera circolazione. La Lega ha persino rincarato la dose proponendo un esposto alla Corte dei Conti per verificare se tutti quei cartelli e la campagna di comunicazione non abbiano generato un danno erariale. Non di quei problemi in cima alle priorità sugli sprechi erariali, comunque.

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Dall’altra parte della barricata, il sindaco Matteo Lepore non sembra intenzionato ad alzare bandiera bianca. Rivendicando con orgoglio un calo degli incidenti del 13% e un dimezzamento della mortalità stradale, il primo cittadino ha derubricato la sentenza a una serie di “questioni burocratiche” a cui la giunta risponderà con nuovi atti.

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La strategia di lungo periodo per proteggere pedoni e ciclisti prosegue, ma ora il Pptu dovrà essere ridisegnato seguendo pedissequamente la normativa vigente per evitare altri testacoda legali. La battaglia tra Comune e il governo centrale promette nuovi capitoli, mentre Bologna resta sospesa tra la voglia di sicurezza e la necessità di non trasformare ogni commissione in un viaggio alla velocità di una lumaca.