Si torna a parlare di carburanti. Perchè? Ovvio, venti di guerra e guerra vera verissima in corso in Medio Oriente. Quattro centesimi in più sulla benzina. Sei sul gasolio. Fino a 7,8 in Sicilia. Sono i numeri di giugno scorso, mese che ha regalato agli automobilisti italiani un salasso silenzioso, certificato dall’Unione Nazionale Consumatori, che però nessuno si è preoccupato di spiegare davvero. Troppo indietro nel tempo? Certo. Attuale? Nelle dinamiche e nei nuovi rischi di oggi, assolutamente sì.

Sulla rete autostradale la benzina servita ha superato i 2,3 euro al litro. Il self service si aggira intorno ai 2 euro. Per una famiglia media significa oltre 2 euro in più a ogni pieno rispetto alla fine del 2024, non una cifra astronomica, finché non la moltiplichi per dodici mesi e per i milioni di automobilisti che non hanno alternative all’auto.
Nessuno sembra avere una risposta convincente sul perché. Le associazioni dei gestori, Faib, Fegica e Figisc, accusano apertamente le compagnie petrolifere di speculazione sui carburanti. Gli ultimi aumenti non troverebbero giustificazione nei movimenti dei mercati internazionali e le riserve di prodotto sarebbero ampiamente sufficienti. I margini ci sarebbero per non alzare i prezzi. Eppure qualcuno li ha alzati.

Il ministro Urso, già a gennaio, aveva cercato di raffreddare le polemiche ricordando che solo 14 stazioni su 19.000 superavano i 2,2 euro al litro. Un dato tecnicamente vero, insufficiente per chi fa i conti a fine mese.
Il problema non si ferma alla pompa. L’88% delle merci italiane viaggia su gomma. Ogni rincaro del carburante si propaga lungo tutta la filiera, comprime i margini dei trasportatori, e arriva puntuale sugli scaffali della grande distribuzione. La spirale inflazionistica non è uno scenario, è già in corso. E le disparità geografiche, con la rete autostradale strutturalmente più cara di quella ordinaria, aggravano un sistema già squilibrato.
Faib, Fegica e Figisc chiedono controlli più stringenti sulle giacenze di magazzino, variazioni di prezzo tracciate e l’intervento diretto della Guardia di Finanza. Le organizzazioni dei consumatori vogliono ispezioni capillari e misure correttive se venissero accertate pratiche anticoncorrenziali.
