Cassino ferma, il grande bluff Stellantis tra tavoli pieni di parole

Mentre si continua a spingere questa sorta di vettura in panne nell’organizzare tavoli, gli stabilimenti Stellantis rallentano.
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Al ministero del Made in Italy si è discusso molto in occasione del tavolo sull’automotive sul “ruolo dell’Italia nel processo di revisione del regolamento europeo sulle emissioni CO2”. Intanto, nonostante le cosiddette buone notizie, Cassino si fermava. Di nuovo. Come sempre.

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Lo stabilimento Stellantis di Piedimonte resta forse il monumento vivente all’implosione dell’auto italiana. Mentre il ministro Urso dava la parola a Emanuele Cappellano, responsabile brand europei del Gruppo, che magnanimamente annunciava 7 miliardi di euro di acquisti da fornitori italiani nel 2025, il grande sito cassinate si fermava con l’unità di lastratura. Blocco totale.

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Da lunedì 2 a venerdì 6 febbraio niente lavoro in lastratura, verniciatura e montaggio. Potrebbero seguire altre due fermate ma non sono ancora “ufficiali”. Davanti, tolto l’ingresso tutto sommato modesto di Maserati, ci sono due anni di deserto produttivo, in attesa che nel 2028 arrivino le nuove Alfa Giulia e Stelvio, tutte elettriche e ibride.

La vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli, ha scelto di concentrarsi sul metodo piuttosto che sui risultati, visto l’evidente fallimento delle politiche governative sull’auto. “Esprimo grande apprezzamento per il metodo di lavoro adottato dal ministro Urso”, ha dichiarato. Metodo che consiste principalmente nell’organizzare tavoli mentre gli stabilimenti Stellantis chiudono. Ha poi scandito la necessità di “superare l’attuale fase di incertezza” e di sfruttare la ZLS e la costituenda Zona Franca Doganale. Strumenti fondamentali, certo, per un territorio che nel frattempo perde pezzi.

L’urgenza di fermare l’auto-distruzione dell’industria automotive è stata espressa da Michele De Palma e Samuele Lodi della Fiom-Cgil. Dal tavolo non è arrivata nessuna risposta concreta, con una riduzione del fondo automotive da 8 a 1,6 miliardi in cinque anni. Circa 10 mila lavoratori stanno terminando gli ammortizzatori sociali e rischiano il licenziamento, dopo i 12 mila già espulsi dal 2021 a oggi come dipendenti diretti del gruppo francese.

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Ferdinando Uliano della Fim-Cisl ha notato che le produzioni nel 2025 sono “esattamente la metà” di quando è partita l’iniziativa governativa. Antonio Spera dell’Ugl Metalmeccanici ha invocato un rafforzamento del dialogo Italia-Germania in vista delle scelte della Commissione europea. Centinaia di lavoratori erano presenti sotto al ministero venerdì scorso. Dentro si discuteva di metodo. Fuori, la realtà.