Rivoluzione incentivi automotive 2026: arrivano 1,6 miliardi di euro. Lo ha detto il ministro delle Imprese Adolfo Urso al Tavolo Automotive di oggi, 30 gennaio, parlando del nuovo DPCM (decreto della presidenza del Consiglio dei ministri) che programma le risorse fino al 2030.
A chi vanno i soldi
Lato offerta, alle imprese che vendono, il 75% delle risorse: 1,2 miliardi di euro. Sono i contratti di sviluppo per gli investimenti produttivi.
Lato domanda, il 25% (400 milioni di euro): consumatori privati e aziende. Sono ecobonus per:
- veicoli commerciali leggeri,
- veicoli della categoria L (quadricicli leggeri),
- retrofit,
- colonnine di ricarica,
- noleggio sociale a lungo termine.
In questo modo il governo intende non solo sostenere l’acquisto di nuovi mezzi elettrici, ma anche incentivare servizi e tecnologie accessorie che creano un ecosistema favorevole alla mobilità a zero emissioni.
Questa manovra di incentivi si inserisce all’interno di un quadro più ampio di strategie industriali e normative tese a dare nuovo impulso al settore automotive italiano, rilanciando produzione, innovazione e sostenibilità.
Il ruolo dell’Italia nella politica europea
Durante il Tavolo Automotive, il ministro Adolfo Urso ha sottolineato l’importanza di cambiamenti radicali nelle regole europee sull’automotive, non semplici “ritocchi cosmetici”. L’Italia si è attivata per anticipare e rivedere norme come quelle sulle emissioni CO2 in modo da garantire neutralità tecnologica, sviluppo dei biocombustibili e tutela delle industrie europee.
La strategia italiana comprende anche il rafforzamento dell’alleanza con altri Paesi UE, come la Germania (la Francia per adesso no, è per l’elettrico al 100%), per promuovere una visione comune che bilanci sostenibilità ambientale, competitività industriale e sicurezza degli approvvigionamenti.
Incentivi auto elettriche 2025
In passato, il bonus auto elettriche di circa 597 milioni di euro erogato nel 2025 per sostenere l’acquisto di nuove BEV si è esaurito in poche ore, mostrando l’elevata domanda potenziale non soddisfatta dagli strumenti disponibili. Ma l’auto elettrica è in mano alla Cina: tutti i quattrini finiscono nelle mani cinesi, in modo diretto o indiretto. Il Dragone fornisce batterie (CATL e BYD) e componenti. Dipendiamo da loro, che sono 20 anni avanti. Questo scenario mette in evidenza un paradosso: mentre l’Italia (e l’Europa) investe miliardi per incentivare l’elettrico, gran parte dei benefici economici finisce all’estero. Alla Cina. Prima si piazzano dazi anti Dragone, poi si interrompe la Via della Seta, infine i denari tornano a Pechino: che diamine di caos. Senza una strategia industriale che sviluppi produzione nazionale di batterie, celle e componentistica avanzata, gli incentivi rischiano di sostenere soprattutto le filiere del Celeste Impero.
Incentivi quadricicli leggeri: se ne può parlare
Invece, vanno già meglio gli incentivi per i quadricicli leggeri. Prima occorre leggere il futuro decreto, per capire bene di che si tratta.

In quanto al noleggio sociale, andiamo malissimo. Sono contratti perfetti per aziende grandi, medie e piccole: no a queste formule per chi è debole e appartiene a fasce a basso reddito. Ci sono penali, franchigie, scoperti, addebiti per sinistri e danneggiamenti vari. Non si scherza col noleggio a lungo termine. Se un privato non ha denaro per comprare una BEV, allora non può neppure permettersi anticipo, canone mensile, penali eventuali alla restituzione dell’elettrica alla fine del noleggio.
