Stellantis ha recentemente riassegnato i compiti. Lancia torna sotto la gestione diretta di Fiat, e il nuovo piano industriale del gruppo archivia, almeno in parte, l’ambizione di un rilancio premium in piena autonomia. Una svolta che arriva dopo risultati commerciali inferiori alle attese e che ridisegna il futuro di uno dei marchi più carichi di storia dell’automobilismo europeo, ancora alla ricerca di un ruolo credibile.
Il segnale più concreto riguarda la nuova Delta. Pensata come terzo pilastro della strategia insieme a Ypsilon e Gamma, la berlina potrebbe non vedere mai la luce nella forma originariamente immaginata. La Gamma, invece, sarà con ogni probabilità l’ultimo modello sviluppato in autonomia dal marchio. Da lì in poi, la logica industriale cambierà: piattaforme condivise, basi comuni, probabilmente quelle della Grande Panda, e una gestione integrata sotto l’ala di Fiat.

Non è la prima volta che i due marchi percorrono questa strada insieme. Lancia entrò nel gruppo torinese nel 1969, conservando una propria identità ma cedendo progressivamente autonomia su piattaforme e componenti. Con FCA prima, e poi con Stellantis, si era tentato qualcosa di diverso: un posizionamento più premium, più distante dalla cugina torinese. La nuova Ypsilon doveva aprire questa stagione. I risultati, però, non hanno convinto.
Antonio Filosa ha evocato il ritorno ai “tempi d’oro”, e i dati storici gli danno una sponda. La Fiat Idea vendette 212.005 unità, ma la Lancia Musa, sua versione più raffinata, la superò con 238.339 esemplari. L’accoppiata Fiat Ulysse e Lancia Phedra ottenne risultati analoghi: 191.413 unità per la versione Fiat, 65.681 per le varianti Lancia. La formula del modello condiviso riletto in chiave premium, insomma, ha funzionato.

Non sempre, però. Nell’era FCA, i derivati da Chrysler, Thema, Voyager e Flavia, si rivelarono un insuccesso su tutta la linea, incapaci di convincere un pubblico europeo che nel nome Lancia cercava eleganza italiana, non badge engineering d’oltreoceano. La differenza, allora come oggi, la fa la credibilità del prodotto, non il riposizionamento “a tavolino”.
Lancia dovrà emergere in questa nuova fase. Più razionale, più accessibile, più allineata ai volumi di Fiat, forse meno capace di conservare l’identità sofisticata che ha reso il marchio leggendario. Le prime risposte arriveranno con il debutto della Gamma.
