Dacia non ha mai promesso il superfluo, e non intende certo cominciare adesso. La nuova city car elettrica del marchio rumeno, attesa entro la fine del 2026, è già comparsa nelle prime foto dei paparazzi con proporzioni definite e un’identità riconoscibile. Niente esercizi di stile, solo quello che serve, al prezzo giusto. Si spera.
La parentela tecnica con la Renault Twingo elettrica è dichiarata senza pudori: entrambe condividono la piattaforma AmpR Small, nata esplicitamente per contenere costi e complessità. Le linee laterali, la cintura e le superfici vetrate tradiscono chiaramente la comune origine, ma Dacia ha lavorato sull’identità. E quindi, per quella che si ipotizza essere la nuova Evader, montante C ridisegnato, frontale più robusto, fari rettangolari con la firma luminosa ormai tipica del brand. Un’auto che non scimmiotta la cugina francese.

Sul piano tecnico i dati ufficiali non ci sono ancora per la piccola nuova Dacia, ma le indiscrezioni disegnano uno scenario coerente. Batteria da circa 27 kWh, autonomia stimata tra 250 e 260 km nel ciclo WLTP, potenza intorno ai 60 kW. Numeri che non fanno tremare i polsi, ma che rispetto alla Spring rappresentano un salto generazionale nell’uso quotidiano. La piattaforma più moderna dovrebbe garantire anche tempi di ricarica migliorati, dettaglio non secondario.
Il prezzo rimane il cuore della questione. Le prime indicazioni si assestano intorno ai 18.000 euro, con la concreta possibilità che Dacia riesca a posizionarsi al di sotto della Twingo. In un segmento dove ogni centinaio di euro fa la differenza, questo margine conta eccome.

Interessante anche quello che emerge dagli interni. Gliu scatti più recenti lasciano intravedere un display per l’infotainment, elemento che in molti davano per sacrificato sull’altare del risparmio. Se confermato, è un segnale importante: anche una city car entry-level del 2026 non può più permettersi di ignorare la connettività. Il mercato lo chiede, quasi come un elemento necessario, Dacia sembra averlo capito.
