Lavorare a Maranello non è solo una questione di passione per i pistoni e il rosso corsa. A volte, è anche una questione di portafoglio. Mentre la stragrande maggioranza del settore automotive europeo sembra impegnata in una gara di sopravvivenza fatta di tagli, in Ferrari hanno un problema decisamente più piacevole: decidere come distribuire una montagna di utili ai propri dipendenti.
Il premio di competitività per l’anno 2025, infatti, può sfiorare la cifra fantascientifica (nient’affatto, tutto vero) di 14.900 euro lordi. Questo bonus, destinato agli oltre 5.000 dipendenti Ferrari delle sedi di Maranello e Modena, non piove dal cielo ma è il frutto di un’annata che definire “eccezionale” suona quasi riduttivo.

Il Cavallino Rampante ha chiuso l’esercizio con numeri che farebbero sembrare un bilancio statale una nota della spesa: ricavi netti che sfiorano i 6 miliardi di euro e un utile netto che ha abbattuto la barriera del miliardo, segnando una crescita a doppia cifra. In un contesto dove gli altri marchi parlano di crisi della domanda, l’Amministratore Delegato Benedetto Vigna può permettersi il lusso di guardare il mercato con il distacco di chi ha una lista d’attesa che copre abbondantemente i prossimi anni.
Il meccanismo del premio non premia solo il “presenzialismo” ma si basa su indicatori rigorosi di qualità, volumi e performance finanziaria. Se l’azienda vola, gli operai e gli impiegati non restano a guardare da terra. Certo, 15.000 euro non basteranno per portarsi a casa una Ferrari Purosangue nuova di zecca, ma sono quanto basta per guardare l’inflazione e il caro bollette con un sorriso sornione.

Questa strategia di welfare aziendale e condivisione dei successi non è solo una mossa filantropica, ma un investimento sulla fedeltà di una forza lavoro che deve mantenere standard di precisione chirurgica.
Mentre a Detroit e a Wolfsburg (ma non solo) si stringe la cinghia, a Maranello si festeggia un modello di business che sembra ignorare le leggi della gravità economica.
