Vedere l’Ovale Blu ridotto a chiedere ospitalità sotto il tetto di Renault per tentare di resuscitare lo spirito della defunta Fiesta fa male a chiunque mastichi un po’ di storia dell’auto. Eppure, François Provost, il braccio armato di Renault, è dovuto scendere in campo per spegnere l’incendio del sospetto. Per rassicurare i nostalgici e gli scettici, è stato necessario chiarire che la nuova compatta Ford non sarà l’ennesimo caso di chirurgia estetica, come molti hanno lamentato per la recente parentela stretta (quasi una scelta di ricarrozzare) tra la Nissan Micra e la Renault 5.

Provost ha parlato chiaro. Renault si limiterà a fare il “fornitore di lusso”. Ciò significa che i francesi metteranno sul piatto i bulloni, le piattaforme, la capacità produttiva e tutto quell’hardware che oggi costa cifre folli da sviluppare in solitaria, mentre Ford avrà il compito, sulla carta titanico, di iniettare “personalità” in un corpo non suo.
Renault costruisce lo scheletro, ma Ford deve metterci l’anima, lo stile e quel carattere che dovrebbe farci dimenticare di essere al volante di una cugina della nuova Twingo. È un gioco d’equilibrio pericoloso. Da una parte c’è l’esigenza di tagliare i costi per sopravvivere nel segmento B, dall’altra il rischio concreto di sfornare una Fiesta “mix” che non accontenta nessuno.
Ford gestirà in autonomia vendite e marketing, cercando di convincerci che quella piattaforma francese sia solo un dettaglio tecnico e non una camicia di forza stilistica.

E quanto ai nuovi centri R&D di Renault in Cina? Provost ha tagliato corto, quasi stizzito: con Ford non c’è alcun legame cinese, la tecnologia arriva dal cuore dell’Europa. Resta il fatto che condividere una piattaforma è un’operazione contabile, esprimere l’anima di un brand è una missione quasi impossibile. Vedremo se questa futura Ford a trazione francese saprà davvero di Detroit. Per la Fiesta, intanto, hanno pianto già in tanti.
