La Germania ha deciso che il miglior modo per battere la concorrenza non è chiudersi a riccio e lasciare tutti fuori, ma invitarla a mettersi comoda nel proprio mercato. Il governo tedesco è infatti pronto ad aprire il suo mastodontico programma di sussidi per i veicoli elettrici da 3 miliardi di euro a tutti i produttori, senza distinzioni di passaporto.
Così, anche le case automobilistiche cinesi potranno attingere al fondo lanciato nell’autunno 2025. Una mossa che il Ministro dell’Ambiente Carsten Schneider giustifica con una logica abbastanza netta. La “minaccia cinese” sulle strade tedesche, per ora, è più un fantasma mediatico che una realtà statistica.

I numeri, infatti, non mentono. Nel 2025, giganti come BYD hanno venduto circa 23.000 unità in Germania. Nonostante una crescita di sette volte rispetto all’anno precedente, parliamo di una quota inferiore all’1% del mercato totale. Insomma, prima di alzare barricate protezionistiche, Berlino preferisce affrontare la sfida sul campo.
Questa posizione “proattiva” segna un distacco netto dal Regno Unito, dove gli appalti per i veicoli elettrici sono scritti apposta per escludere Pechino. Secondo alcuni esperti del settore, specie in Germania, la scelta tedesca è la più razionale: meglio unirsi alla Cina nel promuovere il libero scambio che lamentarsi di una “sovracapacità” che spesso è solo il risultato di mercati troppo chiusi.

Il vento starebbe cambiando anche oltreoceano. Il Canada ha appena annunciato una quota di 49.000 unità annue per i veicoli elettrici cinesi, applicando un’aliquota tariffaria di favore (6,1%) e cancellando quella fastidiosa imposta supplementare del 100%.
Questi sviluppi arrivano sulla scia dell’accordo del 12 gennaio 2026 tra Cina e UE sulle linee guida dei prezzi, dimostrando che la diplomazia del settore automotive preferisce i negoziati alle trincee. La Germania scommette per ultima (almeno per ora) sulla cooperazione, sperando che l’apertura del mercato spinga l’industria nazionale verso nuove vette green.
