Il 2025 si è appena congedato lasciando sul tavolo un bilancio agrodolce per il mercato auto italiano. Con 1.525.722 immatricolazioni complessive, il settore ha centrato le previsioni di UNRAE, ma la realtà dei fatti parla di una flessione del 2,1% rispetto al 2024. Se poi volessimo farci del male confrontando questi dati con il 2019 pre-Covid, il calo sprofonda in un abisso del 20,4%.
L’auto italiana sembra aver perso un po’ di smalto, forse anche più di un po’, o forse, misteriosamente, gli automobilisti hanno scelto di camminare di più ed evitare di cambiare auto. Certo, a risollevare parzialmente il morale ci ha pensato il mese di dicembre, che ha chiuso in crescita del 2,2% raggiungendo quota 108.075 vetture immatricolate.

Il colpo di coda, però, è merito anche del meccanismo di incentivazione del MASE dedicato alle auto elettriche. I circa 55.700 voucher messi a disposizione sono evaporati quasi subito, con gli ultimi 1.881 residui messi a bando il 23 dicembre e polverizzati appena prima di sedersi a tavola con i parenti a Natale. Grazie a questa “scossa” di fine anno, la quota di auto elettriche è balzata all’11%, aiutando sicuramente a ridurre le (future) emissioni di CO2, anche se il rischio che si tratti di un entusiasmo temporaneo è molto alto.
Mentre le auto plug-in hybrid godono delle nuove regole fiscali, il Pacchetto automotive europeo prova a introdurre flessibilità pur confermando che il futuro sarà a batteria. Tuttavia, secondo Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE, la proposta della Commissione europea è ancora un “primo passo” incompleto. Lo si è detto da più fronti, la transizione deve essere concreta e realizzabile, non solo un sogno ambizioso per chi vive in ufficio a Bruxelles.

Per evitare ripercussioni sulla competitività industriale, servono pragmatismo, tariffe più accessibili, una seria riforma della fiscalità delle flotte aziendali e infrastrutture di ricarica che non siano solo miraggi nel deserto.
