Smettiamola di chiamarla minaccia: la Cina l’invasione l’ha già fatta e, mentre in Occidente si discutono massimi sistemi e normative autogol, il Dragone si è preso il tavolo, le sedie e pure il mazzo di carte. I dati ufficiali 2025 elaborati da Cls non lasciano spazio a interpretazioni o giri di parole, poiché l’automotive globale ha cambiato padrone. Non parliamo più di outsider, ma di giganti cinesi come BYD, Saic e Geely che ormai dettano il passo, con quest’ultimo che entra prepotentemente in top ten grazie a una crescita del 26% quasi miracolosa.
Toyota resiste ancora sul trono con 11,32 milioni di veicoli, confermandosi leader mondiale per il sesto anno consecutivo, ma è un primato che puzza di vecchio mondo circondato. Volkswagen arrancano con un calo dello 0,51%, mentre Hyundai e Kia galleggiano con un timido +0,6%. Stellantis, con 5,48 milioni di unità e un +1,27%, sembra più un gruppo che cerca di tenere la testa fuori dall’acqua.
La festa, però, si sposta a Oriente. BYD è salita al sesto posto, bruciando Ford e piazzando 4,6 milioni di pezzi. Una scalata figlia di una strategia che non ammette errori.

Mentre gli storici brand scivolano, con Ford che perde l’1,7% e Honda che crolla del 7,5% finendo in decima posizione, la corazzata Geely, già proprietaria di Volvo e Polestar, mette a segno il colpo dell’anno scalando due gradini in soli dodici mesi, seguita da Saic.
È la fine di un’era. La classifica mondiale dell’auto non è più una questione privata tra Stati Uniti, Europa e Giappone. Il mercato auto cinese ha smesso di rincorrere e ha iniziato a punire chi è rimasto indietro, dimostrando che l’elettrificazione e l’innovazione non sono favole per azionisti, ma realtà commerciali che stanno ridisegnando i pesi economici del pianeta. Facile comprendere perché i cinesi stiano già ordinando il prossimo giro di champagne.
