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Lamborghini: non si ferma la produzione in Ucraina

Lamborghini non ferma la produzione in Ucraina, grazie al fondamentale apporto del fornitore Leoni, addetto al cablaggio.

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Un alto dirigente di Lamborghini afferma che le consegne record del produttore di supercar nel primo trimestre – nonostante i problemi della catena di approvvigionamento, la carenza di chip e la guerra in Ucraina – sono state in gran parte possibili grazie agli sforzi profusi per stringere partnership con i fornitori.

Lamborghini: ancora avanti con l’assemblaggio in Ucraina, nonostante la guerra

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Il Chief Procurement Officer Silvano Michieli ha individuato i contributi “eroici” dei lavoratori del fornitore tedesco Leoni nello stabilimento ucraino, che si occupa dei cablaggi per la Huracan nell’ovest del Paese.

Il personale di Leoni – ha affermato Silvano Michieli, Chief Procurement Officer di Lamborghini – ha sostenuto enormi sacrifici per mantenere attivo il proprio servizio e quindi continuare ad avere un ruolo di leadership. Il tempo che trascorrono nello stabilimento è intervallato da periodi di coprifuoco in cui devono rifugiarsi nei sotterranei della struttura.

Lamborghini sta anche sviluppando una strategia multi-sourcing in cui gli stessi componenti sono fabbricati da diversi centri per evitare interruzioni qualora l’impianto ucraino fosse costretto a chiudere.

Pur sperando che non ce ne sia mai bisogno, saranno pronti se la guerra interromperà ancora le produzioni in Ucraina.

Sfide come il conflitto bellico, la carenza di chip e le restrizioni dettate dal Covid-19 hanno portato Lamborghini a correggere l’approccio agli appalti.

Michieli ha poi affermato che un grande vantaggio derivante dall’essere parte del gruppo VW è l’accesso a tecnologie potenzialmente troppo costose. Spesso Lamborghini ottiene soluzioni più velocemente di altri marchi del conglomerato a causa degli alti margini generati dalle sue supercar.

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Lamborghini ha stabilito un record di consegne in un trimestre con 2.539 nel periodo gennaio-marzo. Questa cifra era del 5% maggiore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e del 31% rispetto al primo trimestre del 2020, ha affermato la società.

Nonostante i problemi della catena di approvvigionamento, le incertezze economiche per il futuro e le discussioni sulla “deglobalizzazione”, Michieli le ritiene difficili da sostituire. Ha definito la deglobalizzazione una “idea utopica e miope” in contrasto con la spinta “irreversibile” in direzione opposta.