Tra i nomi più evocativi del catalogo Lancia troviamo sicuramente la Beta HPE. Prodotta tra il 1975 e il 1984, questa shooting brake a tre porte derivata dalla Beta Coupé riuscì a combinare sportività, praticità e una presenza scenica rara per l’epoca, diventando una delle espressioni più originali dell’eleganza italiana di quegli anni. Proprio da quel modello riparte la visione digitale firmata da Mirko del Prete, designer indipendente noto come Mdpautomotive, che ha immaginato una possibile rinascita contemporanea della sigla ispirandosi al linguaggio formale suggerito dal concept Pu+Ra.

Il progetto non punta a riprodurre in chiave nostalgica l’originale, ma prova a reinterpretarne lo spirito attraverso una shooting brake dalle proporzioni più generose e dalla presenza su strada decisamente più ricercata. L’equilibrio tra eleganza e dinamismo che aveva definito la Beta HPE storica resta il filo conduttore dell’intera proposta, declinato però secondo un’estetica contemporanea che guarda avanti più che indietro.

Il frontale si presenta molto basso e affilato, con una firma luminosa orizzontale sottilissima e un cofano lungo che accentua la sensazione di slancio. La fiancata mostra superfici levigate, maniglie integrate e una linea pulita accompagnata da un tetto nero a contrasto, mentre l’inserimento di due porte posteriori aumenta la funzionalità quotidiana senza compromettere la silhouette, che conserva un’impostazione quasi da coupé. La vista posteriore è caratterizzata da gruppi ottici sottili, una coda larga e un disegno essenziale che conferiscono un aspetto solido, arricchito da grandi cerchi aerodinamici e da alcuni dettagli tecnici sul montante posteriore.

Dal profilo emerge un’attenzione particolare all’equilibrio delle masse, con sbalzi contenuti, un assetto ben piantato a terra e una postura che trasmette insieme sportività e vocazione granturismo. È questa sintesi a rendere la proposta interessante, perché suggerisce una direzione plausibile per un marchio impegnato a ricostruire la propria identità attraverso modelli, come Ypsilon e Gamma, capaci di richiamare il proprio patrimonio senza però restarne prigionieri.
