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Lo stop ai motori termici slitta: secondo uno studio, il ritardo costerà 185.000 posti in meno

Rinviare il 2035 salva i posti nell’auto? Per l’ICCT no: tra +10% e -6% di occupazione in Europa, dipende da quale strada sceglie Bruxelles.
fabbrica auto

Rinviare lo stop ai motori termici per salvare i posti di lavoro? Secondo l’ICCT (Consiglio internazionale per il trasporto pulito), la ricetta rischia di produrre l’effetto opposto.

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Mentre Bruxelles discute il suo “Pacchetto Auto” e accarezza l’idea di ammorbidire il 2035, il think tank ha messo i numeri sul tavolo. Lo studio si intitola Powering jobs e fotografa l’occupazione diretta di auto, batterie, riciclo e colonnine, con variazioni calcolate rispetto al 2025. Tre scenari, un risultato che fa storcere il naso ai nostalgici del pistone.

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Primo scenario, si tengono le regole attuali, quindi 100% di auto a zero emissioni nel 2035, dopo un taglio del 55% delle emissioni medie già nel 2030. L’occupazione resta sostanzialmente ferma, con un +2% sul 2025. Le vendite di elettriche arrivano a circa il 60% delle immatricolazioni nel 2030, e il 68% tra BEV e plug-in venduti in Europa nasce in fabbriche dell’Unione. Chi perde lavoro con i termici lo ritrova, più o meno, nell’ecosistema elettrico.

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Secondo scenario, regole invariate più una politica industriale che dia davvero una spinta a batterie e produzione locale. Qui l’ICCT stima un +10% entro il 2035, circa 320.000 posti in più. La quota di elettriche e ibridi plug-in venduti e prodotti in Europa sale al 75%, e il valore aggiunto resta in casa. T&E, per parte sua, si muove sulla stessa linea. Nello scenario ambizioso vede fino a 16,8 milioni di auto prodotte nel continente nel 2035 e oltre 100.000 impieghi legati alle batterie già nel 2030.

Terzo scenario, quello della “tregua”, l’obiettivo del 100% slitta di cinque anni, al 2040. Sulla carta è un regalo a chi vive di motori e cambi. Nei fatti, l’ICCT calcola un calo del 6% dell’occupazione, circa 185.000 posti in meno. Le elettriche si fermerebbero al 33% delle vendite nel 2030 e al 60% nel 2035, e solo il 56% di quelle vendute in Europa verrebbe costruito nell’Unione. Il resto emigrerebbe altrove, insieme ai contratti.

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T&E alza la posta. Un allentamento senza una strategia industriale seria potrebbe costare circa un milione di posti e 90 miliardi di euro di valore aggiunto entro il 2035.

Il modello non include shock economici generali né un’accelerazione dell’automazione, quindi va letto come un confronto tra traiettorie, non come una profezia. Il tempo guadagnato dai termici, a quanto risulta dallo studio, non è un salvagente, è una zavorra che qualcun altro, a Pechino o altrove, ringrazia volentieri.