Possiamo anche salutare la Juke che ricordiamo. Quella simpatica ranocchia dalle linee morbide e i fari tondi che ha praticamente inventato il segmento dei B-SUV sta per finire sotto la pressa della transizione forzata. Al suo posto, nel 2026, Nissan partorirà un oggetto non identificato ispirato alla concept Hyper Punk. Tagli netti, spigoli che sembrano lame e fari esagonali a matrice LED che migrano verso il cofano.
Guillaume Cartier, il grande capo delle performance di Nissan, lo ha ammesso con una franchezza che sa quasi di avvertimento: “O si ama, o si odia”. Così, hanno deciso di rischiare l’osso del collo su un design che farà discutere sicuramente molto.

Ma la vera rivoluzione non è estetica, è sottopelle. La nuova Nissan Juke si arrende alla spina, adottando la piattaforma CMF-EV della sorella Leaf. Parliamo di un’auto che cresce di dieci centimetri, arrivando a 4,3 metri, finalmente regalando un po’ di ossigeno a chi siede dietro, storicamente sacrificato sull’altare dello stile. Dentro, il minimalismo regna sovrano con un doppio display da 12,3 e 14,3 pollici e una barra soft touch per il clima che speriamo non faccia rimpiangere troppo i vecchi tasti fisici.
Il listino? Nissan lancia il guanto di sfida. L’obiettivo è partire da 30.000 euro per la versione d’attacco da 177 CV con batteria da 52 kWh (con 400 km di autonomia dichiarata). Per chi ha l’ansia da ricarica, ci sarà il pacco da 75 kWh e 218 CV, capace di sfiorare i 600 km. Prezzi che vorrebbero pareggiare quelli delle attuali termiche, ma in un mercato europeo dove l’elettrico cammina con le stampelle, la scommessa appare già audace.

Mentre a Sunderland si investono miliardi per convertire le linee produttive, la Juke termica e full hybrid rimarrà a listino per “accompagnare la transizione” nei mercati dove l’elettrico fatica. Resta il dubbio: basterà un’estetica dirompente e una possibile variante Nismo a trazione integrale per convincere gli scettici?
