Prezzo ricarica auto: la Borsa elettrica fa paura

L’entusiasmo per la transizione energetica deve fare i conti con la realtà dei numeri e con i tabelloni della Borsa elettrica: picco da incubo.
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Il costo della ricarica auto elettrica in Italia è altissimo. Sono infiniti i fattori che pesano, fra cui la concorrenza scarsa fra gli operatori, ma a causare incubi ai possessori di BEV ora c’è la Borsa elettrica schizzata al massimo. Un picco da 11 mesi in qua che turba i sognatori del pieno di elettroni ultra low price. Tutte fake news che si sciolgono come burro al Sole. I dati di gennaio 2026 parlano chiaro: il PUN (Prezzo Unico Nazionale) ha toccato vette che non si vedevano da quasi un anno, sfiorando i 160 €/MWh. Per chi guida un’auto elettrica e dipende dalla rete pubblica, questo non è solo un dato statistico, ma una minaccia diretta al portafoglio.

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L’impennata del PUN e l’effetto domino possibile

Se aumenta il costo della materia prima all’ingrosso, i gestori delle infrastrutture di ricarica (CPO) possono aumentare le tariffe. Nel primo mese del 2026, il valore medio del PUN si è attestato intorno a 0,13 €/kWh, con punte quotidiane molto più alte. Questa volatilità spaventa chi ha l’auto elettrica perché si riflette sulle tariffe pay-per-use. Ricarica AC (lenta): i prezzi medi gravitano ormai tra 0,60 e 0,65 €/kWh. Ricarica DC/HPC (veloce e ultra-veloce): la situazione è critica, con tariffe che superano agevolmente gli 0,85 €/kWh, arrivando in alcuni casi autostradali a lambire la soglia psicologica di 1,00 €/kWh.

Il paradosso dei costi fissi

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Perché la ricarica pubblica costa così tanto rispetto al prezzo dell’energia in Borsa? Le stazioni ad alta potenza (HPC) richiedono allacci alla rete con potenze enormi, che comportano spese fisse elevatissime. La rete italiana ha raggiunto circa 70.000 punti di ricarica, ma molti di questi faticano a raggiungere il punto di pareggio economico a causa di un tasso di utilizzo ancora troppo basso. Anche per i ladri che tranciano i cavi rubando il rame, per i vandalismi, per la burocrazia che paralizza l’allacciamento.

L’aspetto più preoccupante per l’utente medio – che ha speso l’impossibile per una BEV con poca autonomia – è la progressiva estinzione delle tariffe flat convenienti. Se nel 2023 e 2024 era possibile acquistare pacchetti di energia a prezzi non tremendi (anche sotto i 0,40 €/kWh), oggi il mercato si è spostato su modelli a canone mensile che offrono solo piccoli sconti sulla tariffa a consumo.

Questo cambio di strategia dei grandi player è una risposta diretta alla volatilità della Borsa elettrica. I gestori non possono più permettersi di vendere energia sottocosto sperando in una discesa del PUN che non arriva o che, quando avviene, è troppo lenta rispetto alle oscillazioni del mercato.

Nostalgia del pieno di benzina

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Chiaro che poi molti facciano retromarcia in Italia e in Europa, dicendo addio all’elettrico dopo la scottatura, e tornando al benzina dietro un attacco di nostalgia. In Cina è diverso, grazie a infrastrutture adeguate e costi ragionevoli del rifornimento di elettroni.

auto a benzina

Il confronto con i carburanti fossili

Il rischio concreto è il sorpasso. Con il gasolio che, nonostante le accise, mantiene una certa stabilità, il costo chilometrico di un’auto elettrica ricaricata alle colonnine ultra-fast inizia a essere superiore a quello di una moderna auto diesel. Elettrica (HPC a 0,90 €/kWh): 100 km costano circa 16-18 €. Diesel (a 1,80 €/l): 100 km (con consumo 5l/100km) costano circa 9 €, coi prezzi che comunque variano parecchio in base al tipo di colonnina, agli orari e agli abbonamenti.

Il costo dell’elettricità che si impenna è solo la più recente batosta su un sogno UE completamente campato per aria, fatto di paroloni e annunci. La Borsa elettrica continuerà a essere influenzata dalle tensioni geopolitiche e dal costo del gas, che rimane il principale driver del prezzo dell’elettricità in Italia.