Se le vendite di auto elettriche in Italia rappresentano una micro nicchia ridicola, il motivo è anche la costosissima ricarica alle colonnine pubbliche si strada. Il prezzo degli elettroni è fra i più alti d’Europa (che impone di fatto le BEV per il 2035), mentre l’inflazione decolla. In un contesto simile, le favole verdi degli eco appassionati di macchine a corrente vengono distrutte dalla realtà.
La BEV in sé è un gioiello tecnologico, che non trova spazio in una nazione dove il costo dell’energia risulta stellare, mentre le colonnine veloci scarseggiano.
Prezzi della ricarica auto elettrica: cosa dice l’Osservatorio Adiconsum
L’Osservatorio prezzi delle tariffe di ricarica per la mobilità elettrica, attivo da dicembre 2024 a dicembre 2025, ha monitorato per 13 mesi (dal 1° dicembre di due anni fa al 31 dicembre dell’anno scorso) le tariffe pubbliche in Italia. Coprendo l’85% dei punti attivi, che ora in teoria sono 72.000. In realtà, bisogna togliere quelli non collegati alla rete per motivi burocratici e quelli fatti fuori dai vandali e dai ladri di rame (atti criminali che per adesso lo Stato non riesce a prevenire).
Prezzi medi annui
- AC (lente/medie) 0,62 €/kWh;
- DC (veloci) 0,73 €/kWh;
- HPC (ultra-veloci) 0,75 €/kWh.
Prezzi a dicembre 2025
- AC intorno a 0,63 €/kWh;
- DC/HPC 0,75 €/kWh.
Il PUN va giù, il prezzo degli elettroni no
Il PUN, Prezzo Unico Nazionale, ha registrato nel 2025 cali cumulativi del 15-30% rispetto a dicembre 2024 in vari mesi. Ma le tariffe al consumatore non hanno seguito questa tendenza, mantenendo margini elevati. Ci puoi mettere dentro quello che vuoi (promozioni estive, tariffe orarie/abbonamenti), ma l’Italia resta tra i Paesi UE più cari per ricarica pubblica. Così, rispetto a quella delle colonnine pubbliche, la ricarica domestica 2,5 volte più economica.
E comunque, anche se i prezzi fossero inferiori, abbiamo: opacità tariffaria, mancanza di regolamentazione, disuguaglianze sociali e territoriali, infrastrutture concentrate al Nord e colonnine insufficienti su autostrade.
Quali soluzioni?
Secondo Adiconsum, serve che lo Stato fissi tariffe massime regolamentate mediante l’Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente). Target realistici immediati? AC 0,30-0,35 €/kWh, DC 0,40-0,45 €/kWh, HPC 0,50-0,55 €/kWh. Urgono Detrazioni fiscali 50-70% su abbonamenti ricarica pubblica. E bonus per installazione wallbox condominiali.
Sarebbe prezioso l’utilizzo residui PNRR per 30.000 punti HPC entro 2027, priorità Sud, autostrade e aree rurali. Obbligo copertura minima 70% aree servizio autostradali. Va ricordato che i bandi per le colonnine veloci sono andati deserti. Per questo, il ministero dell’Ambiente ha preso i quasi 600 milioni di euro UE e li ha girati sugli incentivi auto elettriche. Giudicati in precedenza inutili dal ministero delle Imprese.

Concorrenza, che guaio
Secondo noi, i gestori sono pochi. Ne servono molti altri, affinché la concorrenza salga. Un po’ come nella telefonia mobile, è necessario che il consumatore possa valutare diversi piani tariffari di numerose compagnie.
Per fare un confronto, in Francia la ricarica ultra-rapida oscilla spesso tra 0,50 e 0,60 €/kWh. Questa differenza trasforma l’auto elettrica in un bene di lusso non solo per il prezzo d’acquisto, ma anche per i costi di esercizio. Peccato: il momento sarebbe propizio, perché per ora UE e Paesi membri tartassano di tasse il diesel. Se e quando arriveranno le imposte sugli elettroni a sopperire un eventuale calo di circolante termico, saranno dolori per i proprietari di BEV.
