L’Unione Europea si scopre debole, impreparata e vulnerabile in materia di auto elettrica: sono una piaga sociale i furti di rame alle colonnine di ricarica. Così, prima l’UE ha spinto per le BEV, poi espone il fianco ai ladri di oro rosso. Si apre una voragine sotto questo profilo: i punti di ricarica sono già pochi, lenti, distribuiti male e senza raggiungere le zone rurali; adesso, coi topi notturni che rubano di tutto, le cose peggiorano. In più, si va a naso, senza statistiche ufficiali né un monitoraggio: per esempio a Milano e a Roma è un fenomeno da paura. Addirittura in Portogallo, Spagna, Francia e altrove i proprietari di BEV hanno le mani nei capelli. Le stazioni di ricarica decimate in poche ore durante la notte sono un problema che potrebbe avere un pesante impatto sullo sviluppo dell’auto elettrica. L’oro rosso è molto ambìto e i terminali sono bersagli facili. Eppure, non esiste neppure una piccola rete europea di informazione sull’argomento. Assurdo, col 15% di quota elettrica dopato da km zero e incentivi, col ban termico 2035 in arrivo, siamo messi malissimo.
Furti di oro rosso alle colonnine auto elettriche: il precedente di cantieri e ferrovie
Si sapeva tutto, il disastro era prevedibile a Bruxelles. Il furto di rame ha riguardato i cantieri e le ferrovie per anni, in un Vecchio Continente sempre più popolato da persone affamate sotto qualsiasi profilo, disoccupate, con scarsa prevenzione dei crimini e repressione degli stessi. Un cocktail micidiale, per il quale adesso si versano lacrime. È fattuale. A pagare è chi ha l’auto elettrica e si ritrova con le colonnine pubbliche devastate e senza cavi, senza contare il costo esorbitante dell’elettricità anche perché non compriamo più il gas a basso costo e di elevata qualità dalla Russia: in un sistema di vasi comunicanti, è una sciagura per i possessori di BEV, col prezzo dell’energia stellare. Bisognerà decidersi se li si vuole tutelare e no, prima o poi.
Italia e altre nazioni UE non riescono a fronteggiare i ladri alle stazioni di ricarica, il bersaglio di bande organizzate, privando improvvisamente i proprietari di veicoli elettrici dell’accesso all’energia. Così come non si riesce a debellare il fenomeno drammatico dei furti d’auto e dei piranha che cannibalizzano le vetture rubando parti delle macchine. È una piaga – quella dei ladri di oro rosso – che colpisce edilizia, telecomunicazioni e trasporti UE. Il prezzo di rivendita del rame è in forte aumento: sarebbe sufficiente scovare chi compra a buon prezzo, come basterebbe andare nelle carrozzerie tossiche estranee a ogni sano network per individuare chi compra pezzi di ricambio. Lo sviluppo delle auto elettriche è quindi direttamente minacciato da questo commercio fraudolento del rame contenuto nei cavi delle colonnine di ricarica rapida.

Operatori in fuga se si perdono quattrini
Gli operatori di ricarica sottolineano che la redditività della loro rete dipende dall’utilizzo delle loro colonnine. Quando queste vengono vandalizzate, gli operatori perdono due volte. Da un lato, devono sostituire il pezzo e mobilitare uno o più tecnici per l’intervento; dall’altro, nel frattempo, la colonnina è fuori servizio e non genera più alcun reddito. Si tratta quindi di un vero problema di redditività per gli operatori. Non esiste ancora un quadro legislativo comune imposto a tutti gli Stati membri: capito? Nel miliardi di leggi, norme, clausole e cavilli, manca una regola base con agenti per la prevenzione. Ovvio che gli operatori – se ci smenano quattrini – scappano a gambe levate e non partecipano più ai bandi. Poi ci si stupisce se gli europei adorano le comode e pratiche auto a benzina e diesel.