L’UE insegue l’auto elettrica cinese: rincorsa costosa e disperata

Incentivi, bonus per le piccole elettriche, denaro per le Gigafactory: un cavallo zoppicante come l’auto elettrica europea insegue il Dragone.
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Dopo anni di rincorsa, partita col Green Deal 2019 UE voluto dalla Germania, il Vecchio Continente insiste a inseguire l’auto elettrica della Cina. Ma il Dragone vola, pieno di fantasia, creatività, esuberanza tecnologica. Incentivi, bonus per le piccole elettriche E-Car, denaro per le Gigafactory: quattrini pubblici, dei contribuenti. Sono soldi recuperati attraverso un meccanismo a più livelli che mescola tasse dirette, debito comune e capitali privati. Investiti per perdere la guerra elettrica. 

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Si scappa in USA

Il tutto causa la chiusura di interi stabilimenti dell’automotive, dei produttori di componenti e delle concessionarie europee. Di qui la fuga nella terra della libertà di comprare e vendere: gli USA. I quali con Trump si sono salvati dall’incubo verde di Sleepy Joe. Adesso gli yankee se la giocano su termico, ibrido, benzina e diesel. Sono abituati a vincere le guerre mondiali. L’inverso di Berlino, che parte forte e poi si affloscia: ecco perché ha fatto retromarcia verso il termico.

Ciclo vita ignorato: assurdo

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Con la sua proposta, la Commissione UE insiste puntando sul criterio di misurazione delle emissioni al tubo di scarico: solo l’elettrico è a zero CO2. Si ignora il ciclo vita: estrazioni minerarie, produzione elettrica, riciclo del mezzo e dei componenti elettronici. Un assurdo senza fondamento scientifico. La speranza è quell’inutile passaggio dal 100% di taglio CO2 al 90% passi a 0% nel Parlamento UE. No a un quadro normativo ideologizzato da frange di influencer con chiacchiere da bar, pieno zeppo di regole complicatissime che neppure loro sanno spiegare. Sì a leggi chiare e semplici. L’allineamento agli USA è la soluzione.

Oltretutto, molti Paesi UE vivono una crisi terribile economico-finanziaria: servono risorse per sanità, pensioni, infrastrutture. Impiegare una montagna di denaro pubblico ancora per dare soddisfazione a un gruppetto di personaggi che inventa studi campati in aria non ha senso. Urge una svolta verso la concretezza e il pragmatismo. Anche a tutela delle fabbriche e dei lavoratori lungo tutta la filiera.

e-car

Inseguire un colosso come BYD è costosissimo

Come riporta l’Oriental Finance, Li Yunfei, General Manager del dipartimento Brand e Public Relations del Gruppo BYD, ha discusso il ruolo dell’innovazione nell’industria automobilistica cinese durante un’intervista pubblicata da Dongfang Caijing. I suoi commenti si sono concentrati sull’imitazione nel settore, sulla cultura della ricerca interna di Build Your Dreams e sull’approccio dell’azienda allo sviluppo tecnologico a lungo termine. Li ha affermato che negli anni passati alcuni concorrenti hanno messo in discussione i percorsi tecnici dell’azienda, per poi studiarli e tentare di replicarli.

Tentativi di emulazione

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Ha dichiarato che questo schema ha portato a discussioni interne sulla validità di continuare a innovare se i risultati venivano poi copiati. Tuttavia, ha aggiunto che – senza scoperte originali – alla fine non rimarrebbe nulla da emulare per gli altri. Riferendosi ai lanci tecnologici, Li ha citato il sistema di ricarica flash da un megawatt dell’azienda, svelato nella prima metà del 2025. Ha spiegato che, in tutto il settore, le aziende perseguono nuovi indicatori e direzioni tecniche attraverso un processo competitivo in cui la leadership cambia nel tempo e i concorrenti riescono a eguagliare determinati standard dopo uno o tre anni.

Li ha inoltre segnalato diverse aree tecnologiche in cui BYD aveva precedentemente assunto una posizione d’avanguardia, tra cui i sistemi di batterie al litio-ferro-fosfato, la tecnologia ibrida plug-in DM e i motori sincroni a magneti permanenti. Ha affermato che queste direzioni sono state stabilite attraverso una ricerca a lungo termine piuttosto che tramite decisioni di mercato a breve termine.