Design auto, non è l’IA il nemico ma la mancanza di creatività

L’AI è una realtà consolidata. Si tratta certamente di uno strumento potente che piace soprattutto ai designer più giovani.
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Chi per mestiere disegna automobili deve fare i conti con l’intelligenza artificiale, ormai. Non un demone, non un nemico, ma uno strumento come tanti per ampliare gli orizzonti. La domanda scomoda, classica oggigiorno, è se un computer possa creare qualcosa di più bello di ciò che partorisce un cervello umano dopo anni di studi, esperienze e gusto artistico faticosamente costruito. Ecco, dipende.

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Simon Loasby, designer inglese che dirige il centro stile Hyundai a Seul, si dichiara affascinato. Ha sperimentato Midjourney e altri strumenti di AI, ottenendo rendering realistici in meno di un minuto. Basta una sequenza di istruzioni precise e il software “sputa” fuori un disegno. L’idea è allettante per le aziende: si risparmia tempo, si risparmiano soldi. Il classico sogno manageriale. Ma non è una questione di “sostituzione” dell’essere umano: si tartta di ampliare la creatività, non delegarla.

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Robin Page, capo dello stile Bentley, ammette che l’intelligenza artificiale funziona per disegnare ruote o specchietti, ma quando serve creare qualcosa di davvero nuovo, i computer vanno in crisi. Sulla stessa lunghezza d’onda Mitja Borkert di Lamborghini, che ha usato l’AI solo dopo lunga riluttanza e solo “per gioco”. La matita e la fantasia umana restano insostituibili quando si tratta di inventare, non di assemblare. Tuttavia, non bisogna sempre e solo demonizzare il nuovo: essere consapevole che l’IA è al servizio della creatività e non la creatività stessa, resta la luce guida di ogni professionista che utilizza questi strumenti grafici.

Che l’AI sia poco originale è fuor di dubbio. I software setacciano banche dati digitali e mettono insieme informazioni esistenti per dare una risposta coerente. Il risultato è inevitabilmente una composizioni da pezzi di auto già viste (seguendo, appunto, specifiche indicazioni). Il tasso di originalità? Dipende dalla precisione delle domande poste. In pratica, l’intelligenza artificiale fa bene i compiti, ma copia, incolla o riassembla.

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Eppure l’AI è già realtà consolidata. Stellantis ne ha sviluppata una interna che pesca, mescola e rielabora disegni dei vari brand. Secondo Gilles Vidal, responsabile dello stile dei marchi europei del gruppo, è uno strumento potente che piace soprattutto ai designer più giovani. D’altronde, oggi, per fare questo mestiere non se ne può più fare a meno.

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Un’automobile disegnata interamente da un computer può emozionare quanto una nata dalla testa e dalla mano di un essere umano? Forse non è la domanda giusta. Forse dobbiamo chiederci, IA o meno, quanto siamo capaci di immaginare efficacemente il futuro dell’auto.