Auto elettriche in Italia nel 2026: perché sarà buio totale

Auto elettriche al 6,6% a gennaio 2026 in Italia grazie allo strascico degli incentivi BEV 2025. Al massimo, per inerzia, si arriva a marzo: poi sarà il crollo. 
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Le auto elettriche in Italia nel 2026 saranno un fallimento assoluto, secondo noi: al 6,6% a gennaio in Italia grazie allo strascico degli incentivi BEV 2025. Al massimo, per inerzia, si arriva a marzo, e poi sarà il crollo. Non c’è nessuna prospettiva che faccia pensare a vendite in rialzo sul totale: zero supporto alla domanda delle flotte, nessuna strategia, zero prospettive di un piano serio per diffondere in modo efficace l’infrastruttura di ricarica. Ci si è arresi ai vandali e ai ladri di oro rosso di notte, che tranciano i cavi. 

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Prezzo della ricarica, che incubo

Senza il gas russo, l’energia va alle stelle e l’italiano giustamente preferisce il diesel all’elettrico, caro come il fuoco. Restano quei poco che hanno tempo e spazio per fare il pieno di elettroni tramite wallbox. Nessuna regolazione dei prezzi, nessun meccanismo di tutela per l’utente finale, nessun incentivo specifico per la ricarica pubblica. Il mercato è lasciato a sé stesso, con operatori che devono rientrare degli investimenti e consumatori che si sentono penalizzati.

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Il prezzo d’ingresso delle BEV resta elevato, anche considerando il calo dei costi delle batterie a livello globale. In Italia, questo calo non si traduce in prezzi finali realmente accessibili. Il valore futuro residuo spaventa sia i privati sia i professionisti. Se a questo ci aggiungi il rifornimento di elettroni che svuota il portafogli, siamo messi male.

Colonnine: serve una strategia

Manca una visione. Le installazioni procedono a macchia di leopardo, spinte più da bandi occasionali che da un piano organico. I 600 milioni di euro PNRR sono finiti agli incentivi: sarebbe stato meglio impiegarli per le stazioni veloci. Le autostrade restano un punto critico, così come molte aree del Sud e delle zone interne. Chi non può ricaricare a casa è di fatto escluso dal mercato elettrico: in Italia parliamo di milioni di persone che vivono in condomini senza infrastrutture dedicate. Così, rischiamo la serie B.

E contro i ladri di rame occorre un giro di vite: ​serve la protezione fisica dei cavi​, con guaine più resistenti per rendere difficile tagliarli​, più sensori di manomissione nei cavi per segnalare tagli o vibrazioni anomale​, quindi telecamere integrate o collocate vicino alle colonnine che registrano e avvisano attività sospette.​ Utili marcatori chimici invisibili nel rame che rendono il metallo facilmente identificabile come rubato (simile a sistemi usati contro i furti di bancomat).​ Si potrebbero finanziare cavi retrattili o che richiedono autenticazione per essere estratti, così il rame non è facilmente raggiungibile​. A questo scopo, sarebbe utile una collaborazione fra Stato e gestori, che giustamente non vogliono perderci.

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Gli illusi dei numeri

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Chi invece ama illudersi con numeri che non vogliono dire niente, ecco qualche dato: il mercato italiano delle auto elettriche apre il 2026 con un gennaio a 9.321 vetture full electric, in crescita del 39,3% rispetto allo stesso mese del 2025. La quota di mercato dell’elettrico puro sale così al 6,6%, dal 5% registrato un anno fa. Al 31 gennaio 2026, il parco circolante elettrico ha raggiunto in Italia quota 373.683 unità. Una micro nicchia. In Italia circolano oltre 40 milioni di auto. Le elettriche pure sono meno di 400 mila, rappresentando nemmeno l’1%. È ancora una promessa lontana. La crescita c’è, ma è drogata da incentivi intermittenti e sconclusionati da parte di qualsiasi governo.