Prezzo minimo auto elettriche: così la Cina vuole stracciare l’Europa

La Cina punta a eliminare i dazi di Bruxelles sulle auto elettriche esportate: sarebbe lo scacco matto di Pechino.
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Prima il Green Deal auto elettriche 2019, poi i dazi inutili e anzi dannosi sulle BEV cinesi in UE, quindi lo scacco matto di Pechino a Bruxelles: gli alti funzionari della superpotenza orientale intendono eliminare le extra tasse, da sostituire con un prezzo minimo. Come dire: la macchina costa almeno 30 mila euro e non dà troppa noia alle carissime elettriche europee.

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Cos’è il prezzo minimo

Il prezzo minimo è un meccanismo di regolazione commerciale attraverso il quale i produttori stranieri che esportano beni nell’UE devono rispettare un listino base. Un’alternativa ai dazi doganali elevati, che possono arrivare fino al 35% del valore dell’auto. Ecco il meccanismo teorico: questo prezzo deve coprire i costi di produzione e garantire margini di profitto ragionevoli, evitando vendite “dumping” a prezzi artificialmente bassi. La Commissione valuta le proposte e può accettarle, modificarle o rifiutarle, sulla base di dati economici e comparazioni di mercato. Le autorità doganali e di concorrenza dell’UE monitorano il rispetto dei prezzi minimi, con sanzioni in caso di violazioni. 

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Almeno a livello teorico, il prezzo minimo sarebbe un muro anti dumping: la vendita di prodotti a prezzi inferiori al costo di produzione per conquistare quote di mercato. Tutte ipotesi scolastiche.

Prezzo minimo, vittoria cinese massima

Il prezzo minimo è anche uno strumento diplomatico: consente all’UE di evitare tensioni commerciali con la Cina, offrendo un compromesso tra protezione del mercato interno e apertura agli scambi internazionali. I dazi aumentano il prezzo dei veicoli importati indipendentemente dal prezzo di vendita reale. Il prezzo minimo impone un tetto inferiore al prezzo, lasciando libertà ai produttori di scegliere margini aggiuntivi, promozioni o strategie di marketing.

Per le Case automobilistiche cinesi, il prezzo minimo rappresenta un’opportunità: le aziende Evitano l’imposizione di dazi elevati che renderebbero meno conveniente l’esportazione verso l’UE. Devono solo rivedere strategie di pricing e marketing per restare competitive senza superare il prezzo minimo. In questo, gli orientali sono maestri, e si adeguerebbero al volo.

Auto elettrica, pacchia cinese

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Negli ultimi cinque anni, la Cina è diventata il principale produttore mondiale di veicoli elettrici. Aziende come BYD, NIO e XPeng hanno ampliato la loro presenza oltre i confini nazionali, con l’obiettivo di penetrare mercati europei altamente competitivi. Profittando con sapienza del regalo (involontario) di Bruxelles: l’eliminazione sostanziale graduale dell’industria termica con ban combustione 2035 e multe a chi vende vetture a elevate emissioni di CO2. Per salvare la Terra.

byd nave

BEV orientale imbattibile

I veicoli elettrici cinesi si distinguono per i prezzi competitivi grazie a economie di scala e costi di produzione inferiori: le batterie agli ioni di litio prodotte in Cina sono spesso più economiche e, in alcuni casi, offrono prestazioni comparabili ai concorrenti occidentali. I nuovi modelli cinesi soddisfano le aspettative dei consumatori europei in termini di comfort, sicurezza e connettività.

La Commissione Europea ha cercato strumenti per bilanciare la concorrenza, evitando al contempo di innescare una guerra commerciale con la Cina: dazi per eccessivi sussidi di Pechino. Che nega aiuti spropositati. E che comunque ora spinge per l’alto di gamma, a favore della qualità.