Le azioni di Stellantis sono crollate dopo svalutazioni per 22,2 miliardi di euro, mentre la produzione automobilistica italiana raggiunge il minimo storico dagli anni Cinquanta. Nel frattempo, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni riceve un tributo “angelico”, poi prontamente cancellato, in una chiesa a Roma, che non dipinge la realtà di una presenza salvifica. L’industria dell’auto, contrariamente a chi ha difeso la “coincidenza” della somiglianza nel ritratto religioso, infatti, non può negare l’evidenza.
L’Italia ha prodotto poco più di 280.000 auto Stellantis nel 2024. Il fallimento industriale clamoroso ha riportato i volumi produttivi ai livelli del Dopoguerra. Il Gruppo, inoltre, ha sfornato solo 214.000 auto nel 2025, con un calo del 24,5% rispetto all’anno precedente. I furgoni? Giù del 13,5%, a sole 166.000 unità. Tre anni fa erano 751.384 veicoli. Praticamente, un crollo verticale.

La premier Meloni (tornando sul ritratto) si presenta come l’angelo custode dell’industria auto nazionale, e quando i dirigenti non ascoltano, si spera in un intervento vero, netto, di aiuto, non punitivo. L’episodio dell’Alfa Romeo Milano ribattezzata Junior all’ultimo minuto ne è l’esempio perfetto: il nome lombardo era troppo italiano per un’auto prodotta in Polonia. Una barzelletta in un contesto problematico e complesso come quello della produzione italiana in crisi. Non saranno certo i nomi dei modelli a salvare la faccia del Gruppo, né tantomeno il cosiddetto Made in Italy difeso con gli spot.
C’è un corto circuito non da poco. Gli incentivi statali sui veicoli elettrici intervengono al momento dell’acquisto. Ma l’acquisto di che? Ad esempio, della Fiat Grande Panda elettrica che viene prodotta a Kragujevac, in Serbia. Difficile spiegarlo agli italiani che finanziano con le tasse un’industria che lavora altrove.

Quest’anno qualche segnale positivo arriva: lo stabilimento di Mirafiori ha aumentato la produzione del 16% grazie alla Fiat 500 Hybrid (ma mancherebbero operai per mantenere il ritmo produttivo), dopo che la versione elettrica si è rivelata troppo costosa per il mercato reale. Melfi segue a ruota. L’obiettivo Stellantis resta 400.000 vetture per il 2026 e quel milione promesso per i prossimi anni. Sempre se la Lancia Gamma e i successori di Alfa Romeo Giulia e Stelvio vedranno presto la luce.
La produzione italiana, dunque, rimane drammaticamente fragile, appesa al successo di modelli di nicchia e al temperamento di un governo che non esita a strappare bandiere tricolori dalle carrozzerie straniere. Forse neanche un angelo, vero o dipinto, può fare un miracolo nel 2026.
