Revisione annuale scampata, ma c’è il particolato: piano Ue minaccia milioni di auto

L’Ue voleva convincere tutti che un’auto al decimo anniversario diventasse più pericolosa per principio, ma la ragione ha prevalso.
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Possiamo annoverare sicuramente tra le buone notizie per gli amanti delle youngtimer, il dietrofront dell’Ue. In particolare, motivo di sorriso è che la minaccia della revisione annuale per le auto con più di dieci anni è stata ufficialmente sventata.

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Nel dicembre 2025, i ministri dei trasporti hanno bloccato quella che sembrava una vera “tassa mascherata”. Bruxelles voleva convincere tutti che un’auto al decimo anniversario diventasse più pericolosa per principio, ma la ragione ha prevalso. I controlli attuali (ogni due anni) bastano e avanzano per scovare freni usurati o giunti difettosi senza infliggere inutili oneri amministrativi.

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Tuttavia, non c’è da stappare lo spumante, almeno oltre quello del Capodanno appena salutato. Se possedete un veicolo diesel, l’aria si sta facendo pesante. Il fantasma del Dieselgate, infatti, sembra tornato a far danni: una sentenza della Corte dello Schleswig-Holstein ha dichiarato illegale l’aggiornamento software di Volkswagen sui motori serie EA 189 (Euro 5). È una situazione farsesca: auto “guarite” per legge che ora rischiano di essere paradossalmente fuorilegge.

In questo modo, diviene inevitabile un crollo del valore di rivendita e proprietari che si ritrovano tra le mani un mezzo dalla legittimità incerta. Ma, come se non bastasse, la vera “trappola” è quella che riguarda le particelle sottili. L’Ue sta valutando di applicare retroattivamente i moderni e severissimi standard di misurazione del particolato ai veicoli Euro 5 e 6. In pratica, si vorrebbe giudicare un’auto progettata nel 2012 secondo i criteri del 2026. Non è uno scherzo, è un possibile cavillo giuridico cambiando le regole del passato per punire il presente.

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L’ADAC ha duramente criticato l’ipotesi, sottolineando che ai tempi dell’omologazione delle Euro 5a (2009), misurare il numero di particelle non era nemmeno nei piani. Imporre oggi un limite di 1 milione di particelle per centimetro cubo su auto nate senza questi parametri è tecnicamente rischioso e fisicamente discutibile.

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Dall’altra parte della barricata, il TÜV spinge per il pugno di ferro da parte dell’Ue, sostenendo che siccome la tecnologia di post-trattamento è già a bordo, l’auto può e deve essere testata come se fosse nuova di zecca. È una visione tecnocratica che ignora l’usura del tempo. Il rischio concreto è che milioni di auto finiscano al macero per non aver rispettato standard che, al momento della loro uscita dalla fabbrica, semplicemente non esistevano. Staremo a vedere.