Stellantis ha assunto circa 2.000 ingegneri per affrontare i problemi di qualità emersi negli ultimi anni sui propri modelli, mentre una nuova generazione di veicoli si prepara a entrare sul mercato. Lo ha confermato il CEO Antonio Filosa durante la conference call sui risultati di febbraio, descrivendo l’operazione come un riassetto profondo dei processi interni, con interventi sia sull’esecuzione sia sui meccanismi di gestione della qualità per correggere criticità che, secondo il manager, derivano da decisioni operative prese in passato.

Secondo quanto riportato da AutoNews, la qualità ha assunto un peso maggiore anche nella struttura organizzativa del gruppo, con il Chief Quality Officer Sebastien Jacquet inserito nel team strategico di leadership di Stellantis. Una collocazione che segnala la volontà di trattare il tema come componente trasversale del piano industriale e non più come responsabilità relegata ai singoli marchi o stabilimenti.
I riscontri ottenuti negli ultimi anni spiegano in buona parte l’urgenza di questo intervento. Nello studio J.D. Power U.S. Initial Quality Study, che misura i problemi segnalati nei primi 90 giorni di possesso, Dodge è passata dal primo posto nel 2023 all’ultimo nel 2024, per poi risalire alla settima posizione nel 2025. Anche Chrysler e Ram hanno chiuso sotto la media. Un dato che colpisce anche per la natura dei modelli coinvolti, dal momento che alcune delle criticità più ricorrenti riguardavano veicoli ormai maturi come Chrysler Pacifica e Dodge Durango, dove ci si aspetterebbe una stabilità qualitativa maggiore. Per modelli di più recente introduzione come il Ram 1500, invece, una fase iniziale più delicata rientra in una casistica più comune nell’industria automobilistica.
Jake Fisher, direttore dell’Auto Test Center di Consumer Reports, ha osservato che i momenti più critici per i costruttori coincidono spesso con il lancio di nuovi veicoli, con restyling importanti o con l’introduzione di tecnologie inedite, e che i marchi più affidabili tendono a essere quelli che mantengono una maggiore continuità tecnica su piattaforme e motorizzazioni collaudate.

Alcuni concessionari collegano le difficoltà recenti alle politiche di contenimento dei costi introdotte sotto la gestione dell’ex CEO Carlos Tavares, che avrebbero ridotto le risorse destinate all’ingegneria. Sean Hogan, presidente dello Stellantis National Dealer Council, ha sostenuto che ridurre il supporto tecnico senza abbassare l’asticella della qualità fosse un obiettivo difficilmente realistico, lasciando intendere che parte dei problemi attuali sia una conseguenza diretta di quelle scelte.
Tra i segnali di un possibile cambio di approccio c’è anche il ritorno del V8 Hemi da 5,7 litri sul Ram 1500, una soluzione meno potente, meno rapida e meno efficiente rispetto ad altre alternative disponibili ma ampiamente collaudata e ancora molto richiesta dal pubblico, che secondo alcuni analisti potrebbe contribuire a rafforzare la solidità complessiva del prodotto proprio grazie alla sua maturità tecnica. L’assunzione dei 2.000 ingegneri si inserisce nella stessa direzione, con Stellantis che prova a ricostruire la struttura tecnica necessaria per sostenere i lanci dei prossimi anni partendo dalla consapevolezza che, quando un marchio viene associato a problemi di affidabilità, invertire quella percezione richiede tempo e risultati misurabili.
