Mentre i dipendenti Stellantis si preparano a un anno di digiuno, il report annuale della società ci schiaffa in faccia la solita, se vogliamo, realtà dei due pesi e delle due misure.
Antonio Filosa, il timoniere chiamato a risollevare le sorti del gruppo dopo il regno di Carlos Tavares, ha portato a casa una remunerazione complessiva di circa 5,4 milioni di euro per l’ultimo esercizio (che comprende in realtà quanto fatto sul fronte americano, precedentemente di sua competenza). Certo, se guardiamo ai 36 milioni che Tavares intascava nel 2023, Filosa sembra quasi un francescano, ma la realtà è ben diversa. Il suo stipendio è comunque 82 volte superiore a quello di un dipendente medio.

Il paradosso però è servito su un piatto d’argento. Stellantis ha archiviato un 2025 disastroso, forse di stravolgimenti, cambiamenti in positivo (chi lo sa), ma pur sempre con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro. Una voragine scavata in gran parte dal clamoroso dietrofront strategico.
Dopo aver decantato per anni la “favola” dell’elettrico come unica via, l’azienda ha dovuto bruciare miliardi in oneri una tantum per invertire la rotta e tornare a investire sui motori a benzina. Un errore di valutazione che pagano tutti, tranne i vertici, verrebbe da dire, nonostante i “tagli” sui pacchetti retributivi.
Filosa, tra un salario fisso di 1,4 milioni e benefit vari, auto aziendali e assicurazioni incluse, ovviamente (non c’è bisogno di urlare allo scandalo), non ha potuto accedere al bonus annuale multimilionario solo perché il flusso di cassa è rimasto all’asciutto. Tra incentivi di lungo periodo e premi legati al precedente ruolo in Nord America, il suo pacchetto resta dorato.
Nel frattempo, il fantasma di Carlos Tavares aleggia ancora sui conti Stellantis con una buonuscita, sommata al compenso per il 2024, da 35 milioni di euro, un “regalo” d’addio dopo aver lasciato il gruppo in mezzo alla tempesta. Anche John Elkann non è rimasto a guardare, portando a casa i suoi 2,5 milioni di euro.

Filosa promette che il 2026 sarà l’anno della crescita redditizia grazie alla nuova strategia termica, ma intanto la domanda sorge spontanea: è giusto che chi guida verso il baratro dei 22 miliardi di perdite continui a viaggiare in prima classe mentre la truppa resta a piedi? Magari è una domanda troppo populista.
