Non sarà la svolta epocale che Torino aspetta da anni, ma a Mirafiori, di questi tempi, anche un segnale debole vale la pena di essere letto con attenzione. Stellantis starebbe per immettere circa 100 nuovi lavoratori nello stabilimento torinese, con l’obiettivo preciso di spingere la produzione di cambi C514, quelli montati sulla Fiat Pandina di Pomigliano e sulla Fiat 500 ibrida prodotta proprio a Mirafiori, dagli attuali 700 esemplari giornalieri fino a quota 1.000. I primi colloqui sarebbero già in corso, riferisce la Fiom, e i contratti avrebbero una scadenza definita, ovvero (già) settembre 2026.

Tempo determinato, dunque. Non proprio la fondamenta su cui costruire un futuro industriale, ma nel contesto di un sito produttivo che ha vissuto mesi di cassa integrazione, fermate e incertezza cronica, anche una boccata d’ossigeno temporanea ha il suo peso specifico.
I sindacati la leggono esattamente così, con un occhio che sorride e uno che resta vigile. Edi Lazzi, segretario della Fiom Cgil di Torino, e Gianni Mannori, responsabile Fiom per Stellantis, accolgono la notizia per Mirafiori come un segnale positivo, ma si affrettano a contestualizzarla.
Quando a Torino vengono assegnati modelli produttivi reali, l’occupazione si muove. Il problema è che quei modelli, al momento, scarseggiano. E senza nuove linee produttive strutturali, ogni iniezione di manodopera rischia di essere poco più che un cerotto.

“Le lavoratrici e i lavoratori sono stanchi di vivere nell’incertezza”, dichiarano i rappresentanti sindacali, e la frase suona come un refrain ormai consunto a forza di ripeterlo. Mirafiori e l’intero indotto automotive torinese continuano a guardare a scadenze sempre imminenti, senza quella prospettiva concreta che solo investimenti chiari e dichiarati possono garantire.
Cento posti, un cambio che gira più veloce, una fabbrica che respira un po’ meglio. Il bicchiere, per usare le parole degli stessi sindacati, resta mezzo vuoto. Per una volta, però, qualcosa dentro c’è.
