Stellantis, Maserati e non solo: nel mirino di BYD anche l’Italia

Stellantis potrebbe collaborare con BYD per la produzione di auto cinesi in Italia ed Europa: forte interesse anche per Maserati.
stellantis cassino

Stellantis potrebbe trovarsi al centro di una fase di riassetto industriale senza precedenti, con BYD che ha confermato pubblicamente l’interesse per stabilimenti europei sottoutilizzati e, in modo inatteso, anche per il marchio Maserati. Le dichiarazioni di Stella Li, vicepresidente del gruppo cinese, sono arrivate a margine della conferenza “Future of the Car” organizzata dal Financial Times a Londra.

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export auto cinesi

Secondo quanto emerso, BYD starebbe conducendo colloqui con Stellantis per valutare il possibile utilizzo di impianti oggi non sfruttati a pieno regime. Tra i siti più citati figura lo stabilimento di Cassino, in Italia, insieme a La Janais in Francia e a una struttura in Germania. Il gruppo guidato da Antonio Filosa, del resto, ha già dimostrato apertura verso la collaborazione con costruttori cinesi attraverso la partnership con Leapmotor, che prevede attività produttive in Spagna e il possibile trasferimento del sito di Madrid a una joint venture dedicata. Lo stesso Filosa avrebbe lasciato intendere che ulteriori accordi industriali non sarebbero da escludere.

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L’elemento più sorprendente riguarda però Maserati. Stella Li ha definito il marchio del Tridente “molto interessante”, pur precisando che BYD non ha avviato alcuna trattativa. La sola ipotesi di un interesse cinese per uno dei nomi più iconici del lusso automobilistico italiano dà la misura di quanto gli equilibri del settore si stiano ridisegnando.

stellantis, antonio filosa

Stellantis non è l’unico grande gruppo europeo coinvolto in queste dinamiche. Anche Volkswagen rientra tra i costruttori con cui BYD avrebbe avviato interlocuzioni, a conferma di una strategia che punta a radicarsi nel tessuto produttivo europeo piuttosto che limitarsi all’esportazione.

Per Stellantis la questione resta particolarmente delicata, perché coinvolge stabilimenti italiani e francesi già al centro di un dibattito politico e sindacale acceso. Cedere o condividere capacità produttiva con un costruttore cinese avrebbe rappresentato uno scenario impensabile fino a pochi anni fa, ma la sovraccapacità industriale e il rallentamento della domanda stanno ridefinendo i margini di ciò che è possibile e, soprattutto, necessario.