Il 21 maggio, giorno più atteso dell’anno si potrebbe dire, Stellantis scoprirà finalmente le carte. Dopo un 2025 passato a rincorrere i problemi, tra produzione in affanno, domanda in frenata e scelte strategiche da riconsiderare, il Gruppo si presenta davanti al mercato con un nuovo piano industriale. La posta in gioco è alta, e lo sanno tutti.
La prima cosa che interessa agli appassionati è la più semplice, ovvero nessun marchio verrà chiuso. Fiat, Peugeot, Citroën, Jeep, Alfa Romeo e gli altri nomi del portafoglio restano dentro il perimetro del gruppo, almeno sulla carta. Ma sopravvivere non è la stessa cosa che prosperare, questo è chiaro.

Antonio Filosa punta a un gruppo Stellantis più snello, concentrato sui brand capaci di generare margini reali. Peugeot, Fiat, Jeep e Ram sembrano destinati a ricevere la parte più consistente degli investimenti con nuovi modelli, tecnologie aggiornate e una maggiore attenzione commerciale. Gli altri marchi restano nel progetto, ma con quale intensità e con quali risorse è ancora tutto da vedere.
Sul tavolo c’è anche la Cina, e non è un dettaglio marginale. La collaborazione con Leapmotor si approfondisce, lo abbiamo visto recentemente, piattaforme condivise, batterie, elettronica, software. Tecnologie cinesi che potrebbero finire sotto il cofano dei marchi europei del gruppo. Restano aperti i rapporti con Dongfeng e si valuta persino un avvicinamento a BYD. Stellantis, d’altronde, sta costruendo la sua prossima architettura tecnica guardando a est, c’è poco da fare e da dire.
C’è poi il capitolo più urgente, la qualità. Guasti, richiami, problemi tecnici, il PureTech insegna quanto può costare in termini di fiducia un difetto strutturale tenuto in piedi troppo a lungo. Filosa sa che recuperare la credibilità presso clienti, concessionari e investitori è una condizione preliminare a qualunque rilancio.

La questione degli stabilimenti europei, sovradimensionati rispetto alla domanda reale, arriverà dopo. Spagna, Francia e Italia aspettano risposte su capacità produttiva e possibili collaborazioni industriali. Risposte che il 21 maggio non può comunque ignorare a lungo.
