Stellantis, produzione su del 13,7% nel primo semestre 2026: ma la crisi non è finita

Stellantis ha prodotto 252.223 veicoli in Italia nel primo semestre 2026, ma la ripresa resta fragile e concentrata su pochi modelli.
stellantis mirafiori

Stellantis in Italia torna a crescere, ma il dato positivo non basta a cancellare la profondità della crisi produttiva degli ultimi anni. Nel primo semestre del 2026, secondo il report FIM-CISL, il gruppo ha prodotto 252.223 veicoli negli stabilimenti italiani, il 13,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Un rimbalzo importante, soprattutto considerando i numerosi stop produttivi, la cassa integrazione e le chiusure che hanno continuato a pesare su diversi siti.

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stellantis mirafiori

Il punto, però, è che il confronto avviene con un 2025 estremamente debole. Lo scorso anno la produzione italiana Stellantis era scesa a 379.706 veicoli, quasi dimezzata rispetto alle 751.384 unità del 2023. Anche con il recupero atteso nel 2026, la previsione resta poco sopra quota 500.000 veicoli, quindi ancora molto lontana dai livelli precedenti alla crisi e dall’obiettivo politico del milione di unità annue.

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È proprio questa distanza a spiegare le preoccupazioni dei sindacati. La crescita c’è, ma resta fragile e concentrata su pochi modelli. Mirafiori rimbalza grazie alla 500 ibrida ed elettrica, Pomigliano continua a dipendere fortemente dalla Pandina, mentre Melfi beneficia dell’avvio delle nuove produzioni, in particolare Jeep Compass e DS8, con la speranza che anche la nuova Lancia Gamma possa contribuire. Segnali positivi, ma non ancora sufficienti per parlare di una ripresa strutturale.

stellantis cassino

Il caso più preoccupante resta Cassino. Lo stabilimento laziale ha prodotto appena 6.700 vetture nel primo semestre, con un calo del 36,2% rispetto al 2025. Qui nascono Alfa Romeo Giulia e Stelvio e Maserati Grecale, modelli oggi in forte difficoltà commerciale e in attesa di un futuro industriale più chiaro. Secondo la FIM-CISL, l’attività è scesa a pochi giorni lavorativi al mese, con un uso pesante degli ammortizzatori sociali.

Dunque, da una parte il 2026 mostra una buona ripresa rispetto all’anno nero 2025. Dall’altra, i volumi restano ancora bassi per garantire pienamente occupazione, stabilità e prospettive industriali. Per i sindacati il problema non è solo produrre di più rispetto al minimo toccato lo scorso anno, ma riportare negli stabilimenti italiani nuovi modelli, volumi costanti e una strategia di lungo periodo.