Stellantis Cassino, produzione al minimo: appena 32 giorni di lavoro nel 2026

Lo stabilimento Stellantis di Cassino chiude il primo semestre 2026 con appena 32 giorni lavorati, il dato più basso di sempre.
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Lo stabilimento Stellantis di Cassino ha totalizzato appena 32 giorni di produzione effettiva nel primo semestre 2026, il dato più basso mai registrato nella storia dell’impianto laziale. Il confronto con lo stesso periodo del 2025, già considerato critico con circa 50 giornate lavorate, restituisce la misura di un peggioramento che non accenna a fermarsi. Il Comitato esecutivo ha intanto comunicato un nuovo fermo dei reparti di lastratura, verniciatura e montaggio dal 26 giugno al 3 luglio compreso.

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Stellantis Cassino, primo semestre 2026 con soli 32 giorni di produzione effettiva

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Se il ritmo attuale dovesse proseguire anche nella seconda parte dell’anno, Cassino potrebbe chiudere il 2026 con circa 60 giorni complessivi di attività. Per migliaia di lavoratori la condizione è ormai quella di una convivenza pressoché stabile con cassa integrazione e contratti di solidarietà, in un clima di crescente incertezza occupazionale.

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Il problema di fondo resta la debolezza della domanda. Lo stabilimento, operativo dal 1972 e storicamente tra i poli più importanti dell’automotive italiano, produce modelli per Alfa Romeo e Maserati, ma i volumi degli ordini non bastano a sostenere un’attività regolare. La produzione si riduce così a un’alternanza di brevi ripartenze e nuove sospensioni, senza riuscire a trovare stabilità. Tra i lavoratori cresce il timore che dopo lo stop di inizio luglio si apra una sospensione estiva prolungata, potenzialmente destinata a protrarsi fino a settembre.

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Le nuove produzioni previste dal piano Stellantis per Cassino non dovrebbero concretizzarsi prima del 2027, con ulteriori dettagli attesi soltanto a fine anno. Un orizzonte che lascia il 2026 e buona parte del 2027 in una fase di transizione dai contorni ancora indefiniti.

Le ricadute di una fabbrica così a lungo ferma non restano dentro i cancelli, ma si propagano a tutto il territorio circostante, colpendo l’indotto, i servizi e il tessuto commerciale locale che dipendono dall’attività dell’impianto. La vera incognita per Cassino rimane la capacità dei futuri modelli di generare ordini sufficienti a riportare continuità produttiva, un presupposto senza il quale anche le previsioni industriali più favorevoli rischiano di non tradursi mai in giornate di lavoro effettive.