Tesla, il motore del Cybercab non contiene terre rare: vantaggio o marketing?

Tesla presenta il motore del Cybercab senza terre rare: più piccolo, più efficiente. Il vero vantaggio è geopolitico, non tecnico.
Tesla, il motore del Cybercab

Tesla ha presentato il motore del Cybercab senza elementi tra le terre rare. È più piccolo del 18%, più leggero del 25%, più efficiente delle unità concorrenti di alto livello. Elon Musk, assente all’evento e quindi libero di twittare, ha aggiunto il dettaglio chiave, quello che allontana ogni occidentale dalla dipendenza cinese. Il problema è che quasi nessuno sa bene di cosa si stia parlando.

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Tesla, il motore del Cybercab

Le terre rare sono una famiglia di elementi chimici, i lantanidi, lo scandio e l’ittrio, che nella tavola periodica occupano quelle due righe in basso che a scuola si ignoravano quasi sempre. In realtà, non sono particolarmente rare: il neodimio, il più rilevante per i motori elettrici, è presente nella crosta terrestre in quantità paragonabili a quelle del rame.

Il problema non è la scarsità geologica, ma la concentrazione geografica della lavorazione: la Cina controlla la maggior parte della catena produttiva globale, e nell’ultimo anno ha deciso di rendere questo fatto molto più evidente con controlli selettivi sulle esportazioni.

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Nei veicoli elettrici, le terre rare non entrano nelle batterie, quella è un’altra storia. Entrano nei motori, nei magneti permanenti che garantiscono densità di potenza elevata in spazi ridotti. Circa un chilo per veicolo, moltissimo su scala industriale.

Tesla ha usato per anni motori a induzione a corrente alternata, quelli senza magneti permanenti, senza terre rare, una tecnologia che porta il nome di Nikola Tesla stesso, fondatore simbolico dell’azienda. Poi, con il Model 3, è arrivato il cambio: motori a magneti permanenti, più efficienti, più compatti, ma dipendenti da quei materiali.

Tesla, il motore del Cybercab

Nel 2023 Tesla aveva annunciato l’intenzione di tornare indietro, di sviluppare magneti permanenti senza terre rare. Il motore del Cybercab sembrerebbe la concretizzazione di quell’impegno, sembrerebbe, perché Tesla non ha un ufficio stampa a cui fare domande scomode.

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Sul fronte dell’efficienza energetica il guadagno è reale ma va ridimensionato: i motori elettrici convertono già il 90% o più dell’energia in coppia. Qualche punto percentuale aggiuntivo non cambia il mondo. Il Cybercab ha ottenuto una certificazione da 165 Wh/mi, l’auto elettrica più efficiente sul mercato, ma quel risultato viene dall’insieme: dimensioni compatte, peso ridotto, due posti, aerodinamica spinta.

Quello che conta davvero è l’indipendenza dalla catena di approvvigionamento cinese. In un contesto in cui i controlli sulle esportazioni diventano strumento di politica commerciale, e in cui il principale finanziatore di Trump è stato anche il CEO di Tesla, ridurre l’esposizione a Pechino è pura geopolitica.