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Volkswagen, la crisi dei microchip non si rivolverà entro breve: quando dovrebbe finire

Volkswagen non crede che la crisi dell’industria automotive terminerà tanto in fretta e corregge le precedenti stime.

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Le catene di approvvigionamento segnate da una pandemia globale senza precedenti hanno esacerbato la carenza di chip da oltre un anno e una grande casa automobilistica non pensa che sarà risolta presto. Probabilmente ci sarà ancora una carenza strutturale di semiconduttori anche nel 2023, ha detto Murat Aksel, il capo degli acquisti nel consiglio di amministrazione Volkswagen, al settimanale tedesco Automobilwoche.

L’incertezza geopolitica sta creando ancora più ostacoli, a tal punto che l’uomo VW crede sia diventata la nuova normalità. Per Aksel la situazione durerà di più rispetto all’ultima volta in cui si lanciò in una previsione, a febbraio, quando auspicava di vederla concludere il prossimo anno. Ma con altre minacce e questioni geopolitiche all’orizzonte, le Case e gli operatori della filiera a tutto tondo sono costretti a correggere le loro stime.

Volkswagen: crisi dei chip destinata a proseguire

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Con le sfide dei giorni nostri risulterà ancora più complesso e stimolante uscirne fuori, ha dichiarato Aksel ad Automobilwoche lunedì. Circa il 75% della capacità globale di produzione di chip si trova attualmente in Corea del Sud, Cina e Taiwan, secondo un rapporto di aprile del Boston Consulting Group .

Il rapporto BCG ha sottolineato come queste aree siano significativamente esposte a un’elevata attività sismica e tensioni geopolitiche, le quali minacciano di aggravare lo scenario. Le crescenti tensioni tra Cina e Taiwan, in particolare, hanno messo i funzionari di Europa e Stati Uniti in allerta sul futuro delle forniture.

Il presidente Biden potrebbe aver gettato ulteriore benzina sul fuoco teso durante il week-end, dopo aver risposto “sì” alla domanda se le forze statunitensi sarebbero state dispiegate per difendere Taiwan in caso di invasione cinese.

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Lo scorso agosto, il presidente di TSMC Mark Liu ha avvertito che un’invasione dell’isola, ritenuto uno stato separatista, non porterebbe nessun vincitore e devasterebbe l’offerta globale di semiconduttori. La scorsa settimana, i membri del Parlamento europeo hanno votato a stragrande maggioranza per una risoluzione volta a garantire gli accordi di filiera con Taiwan sui chip in caso di blocco cinese dell’isola.

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