Volkswagen, la crisi fa male: approvato il taglio di 100.000 posti di lavoro

Volkswagen approva 50.000 nuovi tagli: totale a 100.000 esuberi entro il 2030. Quattro stabilimenti a rischio, metà dei modelli eliminati.
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Il consiglio di amministrazione di Volkswagen, nell’attesissima giornata di oggi, di cui da giorni si parla con angoscia, ha approvato un secondo taglio da 50.000 posizioni, che si somma ai 50.000 già annunciati a marzo. Destinazione finale, dunque, 100.000 esuberi entro il 2030, su una forza lavoro che oggi supera le 660.000 persone distribuite tra Volkswagen, Audi, Porsche, Skoda, Seat, Bentley e Lamborghini. La ristrutturazione più grande nei quasi novant’anni di storia del gruppo, lo si dice da mesi ormai.

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Oliver Blume, CEO del gruppo, ha definito la mossa un “segnale forte”. Non lo si è nascosto, la situazione è seria davvero. I mercati hanno risposto bene, questa mattina a Francoforte il titolo ha guadagnato circa il 7%. Il mercato finanziario spesso applaude ciò che i lavoratori temono. Non è una novità, ma fa sempre un certo effetto vederlo succedere in diretta.

volkswagen, oliver blume

La crisi di Volkswagen ha radici precise. In Cina, che per anni è stato il mercato più importante del gruppo, le vendite sono crollate. I produttori locali, BYD in testa, hanno aggredito il segmento con tecnologia aggiornata e costi di produzione che i tedeschi non riescono a eguagliare.

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Nel frattempo, negli Stati Uniti i dazi introdotti dall’amministrazione Trump hanno ulteriormente compresso i margini. La tempesta perfetta, costruita con pazienza da forze esterne e qualche errore strategico interno.

La risposta del gruppo non si limita ai tagli al personale. Entro il 2035, Volkswagen prevede di ridurre del 50% il numero di modelli in produzione e del 75% la complessità della propria offerta. Meno varianti, più volumi per ciascun modello, costi unitari più bassi.

Quattro stabilimenti tedeschi, Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm, sono sotto esame. La capacità produttiva supera la domanda, dice l’azienda. Si valutano “usi alternativi”, ma cosa significhi esattamente, nessuno lo ha ancora chiarito con precisione.

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Christianne Benner, presidente di IG Metall e vicepresidente del consiglio di sorveglianza di Volkswagen, ha parlato di “situazione di crisi” e di impegno a trovare “buone soluzioni”. Il sindacato più grande d’Europa sa che questa volta il margine di manovra è ridotto.

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