La cifra più chiacchierata del momento in Germania sono i 100.000 posti di lavoro oggetto di “ristrutturazione”. Non è una proiezione catastrofista, però, ma il numero che compare nella presentazione interna del consiglio di amministrazione Volkswagen intitolata “Group Target Picture” per il 2030. Quella che Oliver Blume e il suo team vorrebbero illustrare oggi al consiglio di sorveglianza riunito a Wolfsburg.
Il documento, stando alle indiscrezioni di Manager Magazin e Spiegel, ridisegna il futuro del più grande gruppo tedesco in modo molto più radicale di quanto chiunque, dentro e fuori Wolfsburg, si aspettasse.

Il piano prevede la chiusura di quattro stabilimenti tedeschi a partire dal 2031: Hannover, Zwickau, Emden e lo stabilimento Audi di Neckarsulm. Nei quattro siti lavorano circa 40.000 persone e la capacità produttiva complessiva sfiora i 750.000 veicoli l’anno. La strategia Volkswagen, secondo le fonti, sarebbe quella di completare la produzione dei modelli attuali, poi spegnere le luci. I modelli successivi previsti per quegli impianti verrebbero o cancellati o spostati in sedi più economiche.
La scelta degli stabilimenti colpisce per la sua ironia interna. Zwickau ed Emden sono stati i simboli della transizione elettrica di Volkswagen: Zwickau produce ID.3, ID.4, ID.5, Cupra Born e Audi Q4 e-tron; Emden sforna ID.4, ID.7 e ID.7 Tourer. Entrambi hanno già subito tagli alla produzione, passando da due linee a una per rispondere alla sovraccapacità. Hannover, invece, è la casa dell’ID. Buzz, il van elettrico su cui Volkswagen ha costruito buona parte della sua narrazione green. Chiuderla sarebbe un segnale difficile da interpretare come semplice razionalizzazione.

Sul tavolo anche una revisione degli investimenti: da 180 miliardi di euro per il periodo 2027-2031 si scenderebbe a 135 miliardi. L’obiettivo di Blume è tagliare le spese generali di 11 miliardi entro il 2030, con effetti che ricadrebbero soprattutto su amministrazione e sviluppo. Il gruppo oggi impiega circa 657.000 persone: 50.000 posti di lavoro in meno entro fine decennio erano già nell’accordo dello scorso anno con il consiglio di fabbrica. Ora, come anticipato, si parla di 100.000. Un’altra storia tutta da vedere (se approvata).
Il consiglio di sorveglianza, secondo Spiegel, dovrebbe opporre una resistenza forte al piano. E il consiglio di fabbrica, uno dei più potenti d’Europa, non resterà a guardare. Ad aprile, una riunione dello stesso organo aveva già sancito in modo unanime che il modello di business del gruppo “non è più adatto al futuro”. Un’ammissione che è una condanna.
