Sono stati ben 36 anni in PSA e, successivamente, Stellantis, poi la porta. Jean-Philippe Imparato lascia il gruppo e in Francia qualcuno non ci vede solo un addio, perché ci vede persino una mappa.
La sua uscita era nell’aria da mesi. Nell’autunno del 2025 aveva già perso la responsabilità dell’Europa e dei marchi europei, ceduta a Emanuele Cappellano. Dall’1 luglio la riorganizzazione ha completato il quadro: Santo Ficili guida Maserati tenendosi Alfa Romeo, Luca Napolitano prende Stellantis & You. Imparato, che aveva costruito il suo profilo su Peugeot, Alfa Romeo e poi sull’intera regione Europa allargata, non ha trovato un altro slot nel nuovo organigramma.

Nei media transalpini la lettura è più netta. Questo finale nella carriera in Stellantis sarebbe la conferma di un asse di gravità che si è spostato. Antonio Filosa siede sulla poltrona di amministratore delegato e tiene anche il Nord America. Cappellano controlla l’Europa. Ficili presidia i due marchi premium italiani per eccellenza. John Elkann, dalla presidenza del consiglio di amministrazione, rimane il filo diretto con Exor e con la famiglia Agnelli, primo azionista del gruppo. La presenza italiana ai vertici è oggi strutturale, non episodica.
La Francia, in questo schema, è azionista silenziosa di qualcosa che ha contribuito a costruire. Peugeot, Citroën e DS Automobiles continuano a esistere, a fare ottimi numeri, ma i dirigenti di matrice PSA che sedevano al tavolo delle decisioni strategiche si sono via via assottigliati. Ogni nomina viene adesso passata al setaccio, ogni uscita letta come un riposizionamento geopolitico interno.

Stellantis non è un’azienda italiana, non è un’azienda francese: è una multinazionale con ventisette stabilimenti e un problema di vendite europee che non smette di complicarsi. La transizione elettrica preme, i volumi calano, alcuni brand aspettano ancora un piano industriale convincente. Qui, la nazionalità dei manager conta meno di quanto il dibattito francese lasci credere.
